DISCORSO
I
svelta da’ suoi fondamenti, le madri che divorano le viscerepalpitanti dei loro figliuoli? Deh! taci, o corruccioso Ezechiele ,e col buio della tua terribile poesia non accrescere lo spa-vento che qui già regna. E tu, querulo vento, che rumo-reggi fra i cipressi del Golgota, deh! ti cheta per poco, ecol tuo soffio non disperdere la voce soave di Zaccaria, chein tuono di giubilo va consolando l’afflitta Gerusalemme .Esulta, sciama egli, esulta e confortati, o figliuola di Sion.Ecco il tuo Re, il tuo Liberatore che viene. Egli viene insembianza di povero, sedente sopra un giumento, che fustaccato poc’anzi dalle poppe della madre, e che ancoranon ha sentito sul dorso alcun peso. Spargetegli di palmeil sentiero, innocenti fanciulli} fate plauso al figliuolo diDavidde, o tenere donzellette. Umile cd inerme, eglimetterà in fuga le strepitose quadrighe di Efraim , c i ferocicorsieri di Gerusalemme . Guai se si accende di sdegno ! Isuoi strali saranno fulmini, il suo occhio 1’ aquilone ed ilturbine, e le faretre tutte de’ suoi nemici andran come polverestritolate sotto il suo piede. Ma egli non vuol guerra, eglivuol annunziare alle nazioni la pace, e col suo sangue re-dimere questo mondo, questo lago di morte, in cui giacesepolta l’umana generazione.
Udiste i trionfi di questo Re mansueto e mendico nelconsolante vaticinio di Zaccaria. Porgete adesso 1’ orecchioa Daniele, ed osservatelo che stassene solitario e tutto rab-buffato , qual uomo che abbia sommerso il pensiero inqualche profonda meditazione. Lasciate eh’ io me gli accosti,e l’interroghi. O Daniele, uomo dei desiderii, a che pensitu mai ? - Penso ad una visione che mi apparve il primoanno che Dario ascese sul trono della Caldea. - E che ve-desti, o divino Profeta? - Leggeva io un giorno i libri diGeremia, c numerava gli anni che Dio aveva prescrittialla desolazione di Gerusalemme . Mi prostrai davanti alSignore, e lo pregava di volgere uno sguardo di pace soprail suo popolo. Quand’ ecco una mano che improvvisamentemi percuote sull’omero. Mi volsi, ed era l’Arcangelo Gabriele