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DISCORSO
die sì mi disse: Daniele, io vengo a te, mandato dal mioSignore per farti nota la sua volontà. Sta dunque attento,e nell’intelletto scolpisci bene queste parole. Settanta set-timane sono state abbreviate sopra Israele , e contar sidovranno dal giorno in cui sarà promulgato l’editto d’Ar-taserse, col quale fia concessa la libertà di riedificare Ge-rusalemme . Sul finire di queste Cristo sarà ucciso, verràriprovato il popolo che l’avrà condannato, e andrà incenere la città e il Santuario sotto i vessilli di stranieroconquistatore. Così disse 1’ Arcangelo, e sparve. Io segnaitosto la maravigliosa visione^ e, svegliato ora dal^sonno dicinque secoli, vo calcolando gli anni da Gabriele notali. Ilnumero di questi è compito, e nel mezzo dell’ ultima fataisettimana ecco terminato il gran sacrificio e svenata la vit-tima. Presaga di sua rovina, ha già dato il primo crolloGerusalemme . Già cominciano di là dal mare a fremerele armi che dovranno atterrarla. Veggo le aquile spiccarsidalla guerriera pendice, e volar minacciose sulle campagnedi Palestina. Oh patria, oh reggia di Davidde, oh torre diSion , famosa per gli usberghi e gli scudi che pendeanodalle tue mura! Ahimè! la tua gloria è passata come sibilodi rapido vento. Mi rivolgo indietro , e più non ti veggo.Abominazione e desolazione ed orrenda solitudine ingom-brano il loco ove tu fosti, e sulla tua tomba aspettano laconsumazione di tutto il creato.
Qui si tace Daniele} e, mentre io prendo in mano il suolibro per rinfacciarlo all’ incredulo Ebreo , e ad un gravefilosofo del Settentrione, odo uscir d’ altra parte una voceche grida : Io sono la parola di Malachia . Ricordati, popoloperverso, di quel Sole di giustizia che Dio promise di farscintillare sopra il tuo capo, di quell’Angelo precursore chedovea preparargli la via. L’uno e l’altro ti è apparso, etu ponesti davanti agli occhi la mano per non vederli. Tuodanno dunque, se cieco volesti essere, e cieco ti rimarrai.Tienti le tue vittime contaminate. Dio troverà fra’gentilichi gl’ innalzi un secondo tempio ed un altare più puro.