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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DISCORSO

abbellita collo splendore di lauti prodigi, e nudrila colsangue d 1 un Dio , celeste religione ! e che son mai le con-traddizioni detuoi persecutori a fronte delle gravi testimo-nianze che ti stabiliscono e che restano per tuo trionfocustodite nelle mani de tuoi stessi nemici? Parli la sinagoga;e, se può, smentisca i Profeti daver favellato. Convinta deiloro vaticinii, costei ricusa dintenderli, e non savvede lacieca che li rende avverati collostinarsi contro i medesimi.Diciotto secoli di miseria e d avvilimento non sono bastantia trarla derrore. Ma il filosofo, che trapassa per le squallidevie della moltitudine circoncisa, vede scritto su quelle li-vide fronti ladempimento delle sacre Scritture, e ammu-tolito alla vista di terribile depressione abbassa il voltoe ritirasi vergognandosi de suoi dubbii e delle sue sotti-gliezze.

10 ripeto adunque con trasporto di gioia il tuo nome, oreligione, che riempi lutto il mio spirito. Sei misteriosa,lo veggo, ed incomprensibile. Ma ragion ben volea chetale tu fossi, perchè sei lavoro della mente di Dio , e nondegli uomini, tale saresti se la fiacchezza dell umanointendimento giungesse interamente a comprenderti. Letue tenebre sono sacre per me, ed io le venero perchè miconvincono della tua divinità, e le temo perchè mi avver-tono che io son polvere e nulla.

11 tuo Legislatore fu povero, fu vilipeso, bestemmiato, etratto ignominiosamente a morire. Ma s egli volea dare almondo in stesso, e a costo della propria vita, lesempiodi tutte le virtù, dovea forse pubblicar la sua legge, che èlegge di pace, colla violenza e col terrore dellarmi? Doveaforse camminare fra le adorazioni dei sudditi, precedutodalle scuri di feroce littore, e, come il fanatico discendentedIsmaele , passar le vie circondato da una selva di aste e dispade sguainate per sua difesa ? Il più saggio degli antichifilosofi, volendo dare lidea della virtù, ci dipinse un uomogiusto, ma infelice. E, a dir vero, la virtù fortunata èforse bella come la misera ? È forse fra le mollezze che