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LETTERA
Dopo ua colpo di sorte così propizio, qual fu quello dicontemplar nelle mani della giustizia svedese gli originalidi cui vi parlo, dovevasi credere che il mio fedele spet-tatore avrebbe deposte le ale e gittato l’anello, di cqj pa-reva non dovesse aver più bisogno, avendo già rapito ilpalladio. Immaginatevi! Egli non ne divenne che più dili-gente ed attivo. E stimolato dalla speranza di nuove con-quiste, non diè più sonno a’ suoi occhi, nè riposo a 1 suoivoli} di modo che, rifinito dalle vigilie e dalle fatiche, fi-nalmente cadde ammalato in Napoli circa la metà di di-cembre. Voi subito mi direte che questa è una manifestamenzogna} sapendo tutti che i folletti sono impassibili eniente soggetti alle nostre corporee alterazioni. Voi par-late con erudizione, ma con tutto ciò l’infermità del miopovero diavolo fu verissima ed anche gravissima, perchètrattavasi niente meno che di una ostinala ritenzione d'o-rina prodotta dai disordini della bottiglia. Perocché essendoegli di natura splendida e liberale, c portata ad amare par-ticolarmente tutte le persone clic attorniavano il bai-oned’Armfeldt, giorno non passava nè notte, che non ralle-grasse col balsamo della vita l’onesta di lui famiglia-, avendosempre di vista quella sentenza, che la verità si pesca nelvino(i). Per pescarla però senza darne sospetto, gli erad’uopo di mostrarsi valoroso ancor esso in quella palestra,e di darne agli altri l’esempio: dal che ne venne finalmentel’abuso, e dall’ abuso il turarsi della vescica. Ma credere-
per la maggior parte, concepite in italiano e in francese da dame c per-sone estere, che colla causa dell’alto tradimento non avevano la mini-ma connessione; aggiungendosi a queste, quattro vòte coperte col si-gillo in varii luoghi del residente di S. M. dimorante in Roma , dentrole quali coperte le suddette carte erano state inviate a S. A. R. dal-1* Italia .
(i) Il barone stesso si degnava di onorar qualche volta di sua pre-senza questi allegri banchetti, e di applaudire alla splendidezza di chigl J imbandiva. Egli era ben lontano dal sospettare clic fra il fumo degliarrosti e il burro dei maccheroni, i suoi famigliar*! coll’emetico dellabottiglia vomitassero f suoi secreti. Ecco i pugnali, ecco i veleni, con cuiBenedetto Mori gl’insidiava la vita.