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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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AL GENE11ALE ACTON

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vir meglio, non il suo Principe, ma il signor Generale (i).Disperato adunque il Mori per le negative di questo Ec-cellentissimo Agente, chesigeva dasuoi famigliari il titolodi Eccellenza, alluso napoletano, ad ogni aperta di bocca,e vedendo non esservi altro partito che quello del denaro,che in Napoli dicesi essere onnipotente , egli aperse unpoco la borsa, e diede il volo ad alcuni ducatoni, i qualiespugnarono in un lampo tutti gli ostacoli. L onorato Mo-nconi, al miserabile prezzo dun onza, vendette al Morila sua falsa testimonianza} ed ecco subito concessa lalicenza per i cavalli, con la clausola di pagare antici-patamente sessantadue carlini per ogni gubbia , e di dar1 avviso due ore prima della partenza, acciò vi fosse iltempo debito per mandare ad impostarli.

Conseguì ansora per lo stesso mezzo del Monconi, e per1 intercessione di parecchi altri ducati, i passaporti perVenezia , facendo segnare tanto quello del Setola, che diVincenzo Mori, il quale volle Benedetto che si estraessesotto il nome di Paolo, altro suo fratello già morto, e sottoil cognome Fabiani, suo casato materno. Quelli poi diPietro Pasquini, e il suo proprio, potè ottenerli dalla Se-greteria di Palazzo per mezzo dei passaporti di Roma , neiquali, se mi accorderete la grazia, che tanto vi chieggo,di riscontrarli, troverete un palpabile ed incontrastabiledocumento della loro innocenza e della vostra impostura^vi troverete, io dico, il tesoro di quattro splendidissimevostre bugie, che in altro luogo ho notate, e che qui godopropriamente ripetere: la prima, che il Mori e il Pasquiniarrivassero insieme a Napoli ; la seconda, che vi arrivassero

(i) 11 signor Generale avea avuta la precauzione di far venire al suo co-spetto il signor André, e di dirgli queste parole: Spero, signor Andre , chevoi in questo affare non prenderete veruna parte. Al che 1 obbedicntis-simo signor André con una profonda riverenza rispose: Non dubiti V. E. ;che io non ni impiccio, ni interesso punto nelle pretensioni della Cortedi Svezia . Ciò che disse, mantenne, e la sua spontanea e sollecita di-missione, prima che gli arrivasse dalla Svezia il meritato castigo, miseil sigillo alla perfidia del suo carattere.