LETTERA
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mento} taceva il Setola, perchè temeva d’essere scoperto;e la moglie s’ addolorava, perchè sapeva 1’ azione iniquadel marito, e dubitava d’un esito sinistro, come in fattisuccesse. Interrogandolo pertanto il Mori sull’ afflizionedella moglie, non trasse dalle sue risposte se non chefondamento maggiore del suo sospetto. E riandando alloracol pensiero 1’ ambigua condotta di costui nei giorni an-tecedenti. e il continuo andare e venire, e il cambiarsicento volte d’opinione, perchè ora si mostrava pronto apartire, ed ora frapponeva delle scuse per non partire ,cominciò a persuadersi eh’ egli fosse d’accordo col Governo.I suoi dubbi diventarono poi evidenza, quando, ritornatoalla locanda verso le ventidue e mezzo, gli fu detto dalMoriconi, dal garzone della locanda, dal Pasquini e da unEbreo negoziante livornese, che uno sconosciuto era statoa cercarlo, il quale dicevasi arrivato da Roma , ed averedelle calzette da consegnargli per parte del signor Vin-cenzo Mori, segretario della Posta di Francia . Stavanoancora ragionando di siffatta ambasciata, quando ricom-parve lo sconosciuto, e dalle sue impudenti maniere, da’suoi insussistenti e goffi pretesti, e molto più dalla confu-sione in che lo gettarono le scaltre dimande del Mori, chenon era un balordo, fu manifesto che costui era una spia ( 1 ).Ciò divenne ancora più chiaro, quando, essendo stato dalMori congedato in modo assai brusco , e da fargli com-prendere che quello non era terreno da piantarvi le ca-rote di Viterbo , finse di salire al piano superiore dellalocanda, ove gli fu detto che abitava un altro, il quale
(1) Costui é un certo Bacini, il quale, dopo di essere stato il diso-nore di una eminentissima sala napoletana, si appigliò all’onorato me-stiere di rufliano , e a quello nel tempo stesso di pubblica spia. La sa-viezza del Governo Romano , che non comporta queste due prerogativein un solo individuo, lo cancellò presto dal ruolo del bargello. Da Ro-ma passò poi a Napoli a fare la sua fortuna al servigio della Vicaria,che si valse infelicemente della sua opera neH’affare di Benedetto Mori;e più infelicemente nel rimandarlo a Roma a spiare per più mesi i mieiaudamenti, con pericolo di qualche bastone sopra le spalle.