AL GENERALE ALTON
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rore delle prigioni), vi mosse, dico, a ordinarne l’arrestonon già la supposta cognizione del suo supposto attentato,ma bensì la vendetta e la rabbia e la speranza di scoprireper questo mezzo 1’ asilo del suo fratello. Io vi aspetto abevere 1’ amaro di una tal verità nel fatto storico che doin sommario di questa inumana carcerazione.
Dai primi interrogatorii di Vincenzo Mori non avendovoi nè il vostro Pilato potuto ricavare alcun lume sul na-scondiglio di Benedetto, arrestar faceste il giorno i4 an-che il Pasquini} e non so come Pilato abbia potuto soste-nere, senza vergognarsi c confondei'si, la presenza di que-sto onorato e povero vecchio strascinato al suo tribunalecolle catene e le divise di un assassino.
Non ignorava Benedetto Mori le indicate carcerazioni,accadute, se noi sapete, poco lontano da’suoi occhi me-desimi } non ignorava che tutte quelle vicinanze erano in-festate di spie, e che molte ne passeggiavano incessante-mente dall’Immacolata fino alla lanterna del Molo} nonignorava che ivi appunto era il nerbo delle medesime , eche il Setola e il Pacini n’erano i capitani, i quali sta-vano in osservazione se mai qualche barca accostavasi abordo del cutter per arrestarla, sulla speranza di trovarvidentro l’amico. Egli era insomma di tutte le loro praticheinformatissimo, e conosceva pienamente il proprio pericolo.Nondimeno ebbe il coraggio di portarsi dopo le ventiquat-tro a S. E. Consolare M. Andrò, affine di consegnargli unalettera per Roma , con la quale mi avvisava per mia cau-tela la sua situazione, e mi pregava di sospendere del tuttola nostra corrispondenza. Trovò il console in sala sottoil pettine del parrucchiere che gli stava edificando la bellatesta. E dicendogli il Mori, che aveva estrema premuradi parlargli in segreto, S. E. impolverata, senza neppurepermettergli di oltrepassare la soglia , gli rispose, che nonaveva niente che fare con esso. Allora il servitore gli diedela porta in faccia con queste belle parole : Vattene in ma-lora , che S. E. non ti conosce.