LETTERA
I 9.4
in una locanda, quando può dormirli tranquilli in senodell’amicizia? E quale amicizia? Si scorra la lettera del-l’ingenuo signor Marchese, e si vedrà che Pilade ed Ore ste , Socrate ed Alcibiade non si sono mai parlati un lin-guaggio sì passionato e sì tenero. Del rimanente la mode-razione della Corte di Svezia su quest’ultimo punto si èlimitata soltanto alle prove della pubblica voce, e non hafatto che l’eco a quella di Vienna , la quale, trattandosidi cose accadute sotto i suoi occhi, ha più diritto ella diaffermarle che non avete voi di negarle. Ma se voi miforzerete un giorno a parlare senza mistero, io vi convin-cerò a spese vostre che le cose in Stockholm prima si toc-cano e poi si dicono. E se il silenzio non fosse tante volteun dover sacrosanto} se l’onestà permettesse di produrrein campo certe testimonianze, di mettervi a fronte certicontradditori, nè voi, ve l’assicuro, nè la caterva dei vo-stri schiavi sareste sì intrepidi nelle menzogne, nè sì im-pudenti nel propagarle, nè sì stolti nel pigliare tutto il re-sto del genere umano per una massa di bimbi, a cui darea inghiottire insieme col pancotto i miracoli delle Fate, ele fole del dottor Bolognese (1).
Or su, finiamola, signor Generale} ch’io sono stanco diqueste bassezze, e dell’onore di parlare con voi. Se maivi saltasse in capo la fantasia di lagnarvi, che v’ ho trat-tato senza riguardi, vi prego di provarmi che l’ho fatto
(1) Se questi riguardi non mi frenassero, cederei alla tentazione dirivelare la storia dello scritto anonimo, sul quale arrossisco d’aver per-dute troppe parole. Basti per ora il sapere che l’opera è dello stessobarone d’Armfeldt, c che la stampa è di Mantova . Lascio poi al signormarchese del Gallo la cura di palesarne 1 ’ officioso editore. Io noi diròper non obbligare la giustizia dell’illuminato suo sovrano a fargli deldanno in conseguenza della circolare di Napoli comunicata a tutte leCorti, nella quale si disapprova non solo, ma si detesta questo scrittoinfame, e S. M. Siciliana se ne lava giustamente le mani. Prego peròil nominato signor Marchese di regolare con più prudenza il suo car-teggio con quel traditore , 0 di scrivergli che ciarli meno e mettameno in iscritto il rispettabile nome de’ suoi amici. A buon intendilorpoche parole.