DELLA CARCERAZIONE 1)1 VINCENZO MORI
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ferro, e tale che appena vi passava l’aria, non che laluce. Il letto era un sasso fatto a scalino: il freddo eragrandissimo. Dopo pochi minuti tornò il carceriere, e glirecò un orcio d’acqua e un pane, ma tanto nero, cheun cane affamato ne avrebbe avuto disgusto. Ecco, man-giate, gli disse. — Il misero Mori guardava quel panesenza rispondere, e col cuore commosso pensava al fra-tello , se mai l’avessero carcerato. Lo storico ci avvisa chea questo passo pianse di ammirazione per quell’affetlo fra-terno e per compassione di quell’ infelice.
Dopo quasi due ore di così orribile situazione, senteaprire di nuovo la porta. Entrano i custodi colle manettee coi ceppi, e gli dicono: Perchè vuoi patire per non diredove sta Benedetto Mori? Egli rispose: Non lo so. — Lospogliarono di tutto il vestito, e non gli lasciarono chela camicia : gli ferrarono le gambe e le mani, dicendoglisempi’c: Vuoi dire la verità? Ed egli sempre rispondendo:Non lo so. — Finalmente gli voltano le spalle, serrano dinuovo la porta, e lo lasciano incatenato ed immobile den-tro quei ferri. Trovandosi in quello stato e in quel tetrosepolcro, gli si strinse il cuore, e gli cadde un velo sugliocchi. E postosi a sedere sopra quel sasso, senza mangiaree senza mai riposare, raccomandavasi a Dio , consolatoredei miseri e vendicatore degl’ innocenti.
Verso la mezza notte riaprono nuovamente la porta, glireplicano indosso la visita, e, senza mai profferire una sil-laba, tornano a rinserrarlo. Così rimase fino alla mattina,tremante di freddo e di paura, che avrebbe abbattuto uncuor di leone. Circa le diecisette venne il capo carcerierecollo scrivano e con altri.
Il Carceriere. Alzati, e vieni con noi.
V. Mori. Vedete che non posso nè camminare nè muo-vermi.
Lo Scrivano. Tu vuoi morire per non dire la verità. Maei vuol tanto a confessare dove sta Benedetto Mori?
V. Mori. Ci vorrebbe poco quando lo sapessi.
Monti. Prose.
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