DELLA CARCERAZIONE DI VINCENZO MORI l3 7
e. quando aorò finito, verrete innanzi al Reggente, e pensatea dire questa volta la verità. Così dicendo si pose a scri-vere, e il Mori a ripetere le cose medesime che aveva giàdette al Reggente. Finito questo, lo scrivano gli disse:
Lo Scrivano. Conoscete voi un certo Giuseppe Pacini?
V. Mori. Lo conosco pur troppo, perchè mi va debitoredi sessantuno ducati e mezzo.
Lo Scrivano. Non mi ha detto nulla di ciò ( era ben na-turale)'. ma mi ha parlato molto bene di voi ( aveva anzidetto e fatto tutto il possibile per rovinarlo ).
V. Mori. E un miracolo che una spia suo pari parli benedelle persone.
Lo Scrivano. Vi ripeto che me n’ ha detto assai bene.Solo la vostra cognata ne dice assai male con suo marito.
V. Mori. Forse non potrà dirne bene : pazienza !
Questa maldicenza della cognata afflisse il Mori moltis-simo, ed accrebbe (dice lo storico) fortemente la sua ma-linconia.
Ricondotto davanti al Reggente, vi trovò il Pasquini.
Il Reggente (al Mori). Conosci tu questo ?
V. Mori. Eccellenza sì. Egli è quello che credo dovessevenir con noi per levare le carte a quel forestiere.
Il Reggente l’interruppe con fierezza e gli disse : Taci. -Interrogò poscia il Pasquini, il quale negò tutto, e ripe-teva sempre: Non so niente, e poi niente; se non in quantoconfessò di conoscere Benedetto Mori, perchè travagliavanello studio del Piranesi suo principale, per ordine di cuiil Pasquini era venuto a Napoli a portargli una cambiale.Al nome di Piranesi , sua eccellenza tonò queste tremendeparole : Il tuo cavaliere ha assunta un 1 impresa assai grandeper farsi merito presso la sua Corte. Ma se io P avessi nellemani , vorrei farlo impiccare in mezzo alla piazza. Alle qualifanciullaggini il Pasquini replicò il suo solito: Non so niente.
Arrabbiato il Reggente di non poter trovare il delittoche pur cercava e voleva, diè fine, minacciando, a quell’i-nutile costituto} e il Mori tornò al suo carcere. Dopo più