LETTERA PRIMA
I 5 I
terra:, Phcebigena, figlio di Febo; aurigena. figlio dell’oro,cioè Perseo figlio di Giove cangiato in oro. Cosi nubigena,Fauni gena, Janigena, Latonigena , e assai altri, vocabolitutti d’un medesimo conio, e tutti dotati di forza nongenitrice, ma genitiva. Unigena adunque vale lo stesso, chegenitus una } e non son io che ve la canta, ina lo stessoCatullo , il quale avendo altrove chiamato Diana unigenamPhccbi, vale a dire nata insieme con Febo, toglie di mezzoogni dubbio sulla vera significazione di questo termine, emette al sole lo sproposito del Lacisio. Non si dimoridunque più oltre su questa chiosa, e ascoltiamo PalladioFusco.
Non è l’Aurora, die’egli, che si porta via la chioma diBerenice, ma il cavallo alato di doride, ossia di Zefiro,quern equum ad eam portandam miserat Chloris Zephyriuxor. Unigena autem Memnonis quasi una cum Meninonein cadeni genitus regione. Del come poi il cavallo di Ze-firo sia quasi nato nel paese di Mennone, e che razza dicavallo ei si sia, non se ne parla. E così tirando botte daorbo, e tacendo affatto di Arsinoe, il Fusco ci regala unaspiegazione più enigmatica del testo medesimo.
Dottissimo e modestissimo comparisce in campo MarcoAntonio Mureto, di cui piacemi riportar le parole, acciòne servano d’esempio a sentire umilmente di noi mede-simi, e a camminare con circospezione in mezzo alle te-nebre. Depravatum esse locum nemo non videt. Cum autemet veteres libri nihil opis afferant, et conjectura omnis pe-riculosa sit, paucc omnino hos versus et timide attingam. Edecco la sua interpretazione : Cornee sorores lugebant meafata cum ales equus Chloridos. quee Zephyri uxor est, ob-tulit se mihì Arsino ce (id nomen urbis est quam Ptolo-inceus Philadelphus a se conditala sorons nomine insigni-verat ). Fin qui la sua chiosa consente per una parte inquella del Lacisio, per l’altra in quella del Fusca. Circail resto egli legge : Memnonis dEthiopis unigena impellentenatantibus aera pennis,e fatto di quell' unigena, da lui pure