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i miei cordiali ringraziamenti. Ma siccome voi possedete iu maraviglio*»modo il talento di ilare pregio e splendore a tutto ciò che vi proponetedi vilipendere ed oscurare; così non mi restano che ringraziamenti dafarvi per così segnalato servigio: tanto più segnalato, quanto che voimi avete condita la vostra critica con tutte mai le più gode e imperti-nenti scurrilità , onde uomo nessuno potesse mai dubitare della villanavostra intenzione.
Non è però che io non abbia lagnanze gravi contra di voi. E sapetedi che? Dell* aver infamate co’vostri encomii le mie povere poesie.Poi me occidistij anice, non servasti! Piccola bagattella! La penna cheha mutilato il Parini, e sentenziato a morte Lodovico Savioli , scrivendoche sarebbe vergogna il far più menzione delle sue Odi , t. V. p. 170; lapenna che ha preferito al Tasso il Florian, magistralmente affermandoche il Gonsalvo di questo è molto piu interessante che la Gerusalemme dell* altro, e che si può fare un poema epico interessantissimo senza mac-china j t. VII, p. 171; la penna da cui abbiamo imparato che il lin-guaggio poetico, anzi che aiutare la commozion degli afFetti , la dimi-nuisce , e fa che gli amori infelici di Bidone non possano mai produrreuna piena , intera illusione j perchè il meccanismo del verso ci rammentasempre che leggiamo un* invenzione fantastica j t. V T 11 . p. 1 53 ; la pennache ha paragonato Teocrito a Fontenelle, posposto Sofocle a Forciroli,e scritto peste d’ Euripide , hei mihil questa penna medesima mi ha lo-dato, t. V. Art. vii, ha sparso sopra i miei versi gli epiteti micidiali dibellissimi , di mirabili, etc. per acquistarsi poi credito d’imparziale e ve-ridico , quando prende a onorarmi de’suoi vilipenda ; mi ha in sommaammazzato senza misericordia. Se non che mi ravviva il sentire, chemi avete lavata la macchia de’ vostri elogi, illustrandomi con una re-cente amara censura sulle mie Prolusioni agli studii dell’ Università diPavia ; censura della quale non ho ancora avuto il bene di deliziarmi,e su cui nondimeno, stando alle lettere che me ne parlano, vi antici-però qualche espressione di gratudinc.
Fra le speciosissime cose che mi vengono scritte di questa novellavostra buffoneria, tre ne intendo di stranezza incredibile: il panegiricodei viaggi in Italia del signor Lalande ; 1 ’apologia del S. Officio nellacondotta da esso tenuta col Galileo; e l’indifferenza di quel tribunalesu gli andamenti della filosofìa. Su le quali vostre sentenze, se sonovere (e il saranno pur troppo, perchè il canale da cui men viene l’av-viso, non può fallare, e voi siete muso da dirne ben altre per attaccar-mi), allora la maggior maraviglia non sarà mica che voi le abbiale scrittee stampate, ma che la barella dell’ospedale non sia aucor venuta a pi-gliarvi. Presto fede frattanto, e la presto interissima, che voi io questaoccasione mi abbiate votato addosso tutto il tesoro de* vostri sali. E ve-ramente il soggetto da me trattato in quel libricciuolo lo meritava. Per-ciocché quale cosa più degna delle vostre belle mordacità, che l’ecci-tare i buoni italiani alla rivendicazione delle scoperte scientifiche usur-pateci dagli stranieri, e a levarsi con onesto coraggio contra coloro chedopo averci spogliati di questa gloria c’ insultano? Ma voi, amplissimo