NOTE
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Critico ili razza non Italiano , voi ignorante dei bcncficii falli alle scienzedall’Italiano , voi campione dello straniero, e detrattore dell’Italiano ,voi, e il cirrato pigmeo sodomista delle legislazioni : (intendami chi può,che in’intcnd* io ) voi soli in tutta l’Italia eravate fatti per zelare lacausa di quelli che ci calpestano, e raccogliere il sasso per lapidareI’ uomo onorato che aveva aperta la bocca in difesa de’ suoi manomessie spogliati concittadini. Il quale proposito mio, per me certamente maladempito, ma importante, necessario, santissimo, e degno di migliorpenna, ma di miglior cuòre no mai, lascio ai veri Italiani il deciderese meritava la ricompensa d* uno strapazzo.
Ma egli è pur tempo di separarmi da un così scandaloso e sporco ar-gomento.
Signor De Courcil, mi avete attaccato senza provocazione ; e potendoacquistarvi la sincera mia riconoscenza con una critica urbana e pro-pria del galantuomo, avete all’urbanità preferito la villania. Se ado-prando così vi siete proposto di annichilare la mia qualunque siasi riputa-zione, vi dirò , che avete preso di inira uno scopo assai piccolo, e viapplicherei il versetto « contra Joliarn quod vento vapilut' » se a poteri -tiarn mi voleste permettere di sostituire nullitatem. Ma fossi cento voltepiù piccolo, Ira’mici scritti e le imraodcratc vostre censure sta 1’opi-nione pubblica, la quale per giudicarmi non prende norma dai malcompilati vostri processi: e questa opinione, se non m* inganno, hamesso qualche distanza tra voi e me. Se è stata vostra intenzione divendicarvi del nou avervi io mai ringraziato, allorché tu’inviaste inRoma il regalo delle rimate vostre quisquiglie (e hoc fonte derivataclades) , il pubblico, che le ha vedute morire il giorno stesso in chenacquero, mi assolverà da questa increanza, e vedrà, che io non po-teva più onestamente che per la via del silenzio manifestarvi l’altissimomio disprezzo. Se mi dimanderete come può conciliarsi qncsto disprezzocol buttare tante parole intorno a una tanto vii cosa quale voi siete ,renderò al pubblico la ragione del mio contegno, e farò chiaro, sic-come ho promesso , che V avermi sporcato le mani in questa lordura ètutta colpa de* Savii,
Dirò adunque primieramente, che chiunque amatore de’buoni studiisi senta bene il cuor tocco di quella sublime affezione, di quel santorispetto, di quell’inesplicabile misto di riverenza, d’amore e di grati-tudine, che nasce in noi dall’assiduo meditare i pensieri e le opere deigrandi uomini trapassati, sentirà pure che 1’ alzarsi contro chi li con-culca è un dovere, o per certo un movimento dell’animo, infrenabile,irresistibile. La natura ci dà genitori di cui ci e sacra la fama. Lo studioci dà altri padri, il nome de’ quali diviene! sacro egualmente. Percioc-ché se dobbiamo ai primi la vita del corpo, dobbiamo ai secondi lavita del nostro ingegno, quella nobilissima vita, clic toglie i nomi alsepolcro, e li presenta al culto de’posteri. Torno a ripetere il detto giàda principio, che anche nella letteratura v’ha una specie di religione,sulle cui infrazioni e conculcamene non solo la parte sana de’letterali,ma la stessa politica de’ Governi, a cui prema la purità degli studi!, non
Monti. Prose. i3