224 PROLUSIONE
del cielo ? A che starebbe l’Astronomia della Senna senzaun Cassini? la Matematica del Vieta senza l’Algebra del Tar-taglia , e de’valenti suoi successori? (i) Chi, se tutti questinon erano , chi avrebbe spianata al gran Cartesio la viadi alzarsi così sublime ? Chi avrebbe creata la Geometriadell’infinito senza quella degl’indivisibili ? E la Meccanica,la Statica, l’Idrostatica, l’Architettura militare, la Prospet-tiva, da chi hanno ricevuto elle mai la restaurazione e lavita ? Che si è fatto dai posteri per aggrandirle, che tuttonon sia derivazione dei principii già per noi stabiliti? Pernoi s’ è imparato a ragionare la medicina } per noi sonocadute le arabiche ed empiriche speculazioni} per noi ha sen-tite le leggi del calcolo tutta l’economia del moto animale} esi è messo su la bilancia perfino la traspirazione. Creatorinoi soli della scienza anatomica, noi l’abbiamo pur anchearricchita delle più importanti scoperte} e non paghi d’averrivelato le maraviglie del corpo umano, abbiam portato il ferroanatomico nelle fibre, nelle vene e nel cuore de’vegetabili.E nel momento in cui fremo nel ricordare di qual crudelemercede si pagano i beneficii, è forse spenta in Italia lagenerazione dei saggi che la fecero un giorno sì gloriosa?Non mi veggo io qui circondato dai Viviani , dai Torri-celli ? Non veggo io qui redivivo un Malpighi ? Non è forse
(1) Ad un uomo di lettere sarebbe egli permesso di domandare aigeometri il perchè diàsi generalmente il nome di Cartesiana a tuttaquella parte di Algebra , che insclusivamente dalle definizioni arriva finoalla soluzione delle equazioni del quarto grado, quando a’lippi e ton-sori è notissimo che le soluzioni del primo e secondo erano note ancheagli antichi, come rilevasi da Diofanto, e da ciò che ne scrisse Leo-nardo da Pisa , che le trattò con metodo generale; e che le mirabiliformole delle soluzioni del terzo e del quarto si debbono interamenteal Tartaglia, al Cardano, a Lodovico Ferrari , a Scipione Ferreo, e fi-nalmente al Bombelli ? Lo spirito umano, che mai non si appaga de’suoi possessi, e aspira sempre a nuove conquiste, si travagliava da quasitre secoli in cerca della soluzione generale delle equazioni superiori. Sefinalmente si è dato pace, e distolto da questa vana sollecitudine, vuoisiaverne l'obbligazione all’italiano Rufiìni che, seguendo le luminosetracce dell’italiano La-Grange, ha provato che il cercare questa sco-perta gli è un correre in cerca dell’ impossibile.