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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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PROUJSIONE

<3! gloria, che vi poneva al di sopra di tutti i popoli culti.Nell’ indagare la verità ci ha fatto guerra crudele la su-perstizione, nemica eterna della ragione. Nondimeno noipugnammo da forti, e con sudori incredibili atterrammola falsa filosofia, e ponemmo in piedi la vera, traendoladall’ abisso infinito della menzogna. Uomini d’ ogni linguadiscesero ad impararla nelle nostre scuole, e noi senzaarroganza, senza vilipendio, senza soperchieria l’abbiamoloro insegnata: e pregati da re potentissimi, e colmatid’ onori, superammo le Alpi per recarne a tutti la luce} econsegnammo all’ Europa tutta le scienze non già bam-bine nè barcollanti nè povere, ma vigorose ed adulte, mafornite d’ esperimenti e di forze, onde agevolmente istra-darsi alla perfezione. Viene adesso turbato il riposo dellenostre tombe dai superbi clamori degl’ ingrati nostri disce-poli, che, fatti potenti de’nostri lumi ed immemori delpassato, non pur niegano il beneficio e ne spogliano d’unagloria con fatiche tante acquistata, ma un’ oltraggiosa opi-nione ardiscono insinuare, questa, cioè, che il cielo italiano non è, nè può essere il ciclo della filosofia, quasi che,mutato il tenore della natura, il sole che scaldò la fronted’Archimede e di Cicerone, di Machiavelli e di Galileosiasi volto ad altro cammino} quasi che la sapienza amifar pompa di sè medesima fra le nebbie perpetue del set-tentrione piuttosto che fra i climi sereni del mezzogiorno}quasi che finalmente la cuna delle arti sia divenuta il pa-tibolo delle scienze. E questi Titani della nuova filosofia,ammaestrati c agguerriti da noi medesimi, calpestano adessola nostra fama, nè più si ode sul nostro cenere la bene-dizione del postero, nè alcuno lo cosparge più d’un solfiore di gratitudine. Le penne tutte son mute sul nostronome: e vói non prudenti, ma pusillanimi nepoti nostri,voi lasciate vilmente cadere nell’ oblivione la sacra memo-ria dei vostri padri? v.oi vi bevete in silenzio l’amaro ca-lice del dispregio? voi, per nulla solleciti delle antiche vo-stre prerogative, sopportate che si dica e si scriva e si creda,