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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LEZIONE PRIMA

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antecedentemente acquistate, senza le quali correremmopericolo di leggerli e non intenderli. Dalla meraviglia edall’impressione die farà sull’animo nostro l’eloquenza diOmero e di Demostene, di Cicerone e di Virgilio, di Dante e dell’Alfieri, e di quanti oratori e poeti e scrittori d’ognimaniera ci verranno opportunamente in acconcio, com-prenderemo che non si acquista l’eloquenza senza il soc-corso della filosofia, e questa sarà la materia della quartasezione. Conosciuta la necessità della filosofia nella elo-quenza , passeremo a vedere la necessità dell’ eloquenzanella filosofia , ed oltre il già detto nella prolusione del-l’anno scorso su questo punto, accenneremo partitamentenella quinta sezione i rapporti promiscui delle scienze collelettere, e i vicendevoli vantaggi che ne risultano. La sestasarà un corollario della precedente } e in questa osserve-remo in primo luogo quanta influenza la bella letteraturaabbia sulla morale, e come ella agisca potentemente sullavirtù, sulla gloria, sulla libertà, sulla felicità c su tutti isentimenti più sublimi dell’uomo} dopo di che tratteremodelle funeste conseguenze che produce nella morale l’abusodell’ eloquenza } e le corruttele della società , e le rivolu-zioni politiche di tutti i tempi, le moderne principalmente,ei somministreranno un grande argomento per questo capo,che sarà come un trattato di oratoria psicologia. Per con-solarci del dolore che ci avrà fatto soffrire lo spettacolodelle più furiose passioni, chiuderemo la settima ed ultimasezione con un soggetto amenissimo , e sarà l’immediatorapporto dell’ eloquenza e della poesia con tutte le artid’imitazione, specialmente colla scultura e colla pittura. Kqui vedremo come i principii di proporzione, di ordine,di convenevolezza, di evidenza, di verità nelle opere delpennello e dello scarpello sono i medesimi che regnar deb-bono nelle opere di eloquenza e di poesia. Associala cosil’eloquenza con tutte le arti, con tutte le morali e fisichediscipline, nessuna delle quali, per detto di Cicerone ,dev’ essere straniera al buon oratore , avverrà forse che ,