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LEZIONE TERZA
correggere il suo lavoro? E quando pure l’avesse pubbli-cato egli stesso tal quale ci è pervenuto, dimando io: lapoesia greca, compresa quella d’Omero , in tutta la suamagnificenza, ba ella niente di paragonabile al secondo,al quarto e al sesto libro dell’Eneide ? all’episodio com-moventissimo di Niso e d’Eurialo?
Omero è mirabile, io ne convengo, per lo splendore ela sublimità delle imagini, ma non altrettanto per le pro-fonde riflessioni dello spirito. Egli mi mette in delirio lafantasia, ma mi lascia quasi sempre il cuore tranquillo, cl’uomo sensibile lia più bisogno di piangere che di stu-pire.
Mi è avvenuto più volte, leggendo il quarto canto del-1’ Eneide , di dover serrare il libro, c chiudere gli occhipregni di lagrime per gustar tutta la voluttà della malin-conia che m’inspirava quella lettura. E veramente a mepare, che niun poeta nè prima nè dopo abbia trattato ildolore con più veemenza ed insieme con più decoro e conpiù maestà.
L’amore vi è dipinto dal principio al fine in tutte leforme più terribili di cui sia capace questa fiera passio-ne. Nè qui certamente Virgilio è stato aiutato punto daOmero. Egli ha seguito piuttosto Apollonio Rodio , e nonmancherà chi dica che gli amori di Didone sono una puracopia di quelli di Medea . Per me giudico che l’amor diMedea sia veramente la pittura più passionata che in que-sto genere ne presenti la greca poesia. Contuttociò, messada parte ogni altra considerazione, chiunque faccia benmente che la passione di Medea, dopo di aver sacrificatoil padre all’amante, va a terminare nel fratricidio, e quelladi Didone coll’uccisione di sè medesima, inorridirà dellaprima, c verserà lagrime sulla seconda} e allora io m’ap-pello al giudizio del cuore per decidere della preminenzafra Apollonio c Virgilio.
Ma il prodigio dell’epica poesia convien cercarlo nelsesto dell’Eneide. Qui è dove Virgilio ecclissa tutti i poeti.