VIRGILIO
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Ben altri trattarono prima di lui lo stesso argomento, cOmero avea condotto Ulisse all’Inferno, prima che Virgi-lio vi conducesse anch’egli il suo eroe. Ma chiunque osassein questo luogo sostenere la causa d’Omero contro Vir-gilio, abbiatelo per uomo non degno di leggere nè Virgi-lio nè Omero. Mi si dirà, che l’idea è derivata da Ome-ro . Ed io risponderò che anche l ’intendimento limano diLocke è derivato da Aristotile} che i vortici di Cartesio sono i turbini di Democrito e di Leucippo } che rifra-zione di Newton non è altro che l’amore e l’odio di Em-pedocle } perocché tanto si rassomigliano tra loro questisistemi, quanto la Necromanzia d’Omero con quella diVirgilio. Egli è ben vero che Virgilio si è qui giovato delleopinioni platoniche sulla vita avvenire, le quali a’ suoitempi erano in gran voga presso i Romani} ma egli è veroaltresì che Virgilio ha migliorato infinitamente il modello,aggiungendovi una dottrina ed un senno, che lascia atto-nito il lettore, e spargendolo d’incredibile maraviglia convariate e nobilissime descrizioni, coll’incontro dei perso-naggi, colla partizione dei castighi, e particolarmente col-l’introdurvi la rassegna di tutta la romana posterità.
E questo fu il passo che sopra tutti allettò le delicatee superbe orecchie di quel gran popolo , la prima voltache Virgilio recitò alcuni eletti passi del suo poema} e fuallora che si udì Pi-operzio esclamare:
Cedile, Romani scriptorcs, cedile, Gran.
Nescio quid majus nascitur Iliade .
Questo artifizio di presentare in aspetto di vaticinio cosegià successe e vedute, questa magia poetica di togliere allettore la vista del presente per sostituirgli quella dell’av-venire, la conobbe anche Omero sicuramente, introducendoegli l’Ombra di Tiresia, che predice ad Ulisse il ritornodi lui in Itaca , con altre cose che gli sarebbero accadute.Escliilo pure ci ha lasciato in bocca di Prometeo un bel-lissimo vaticinio di questo genere. Un altro simile ne ali-