LEZIONE TERZA
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biamo nella Cassandra di Licofrone , e gli scrittori tuttidella spedizione Argonautica han fiuto lo stesso co’vaticiniidi Fineo. Posteriormente a Virgilio qual poeta fino a’ dìnostri non ha tentato altrettanto? Stazio e Silio , il primonel quarto della Tebaide , il secondo nel decimoterzo dellaGuerra Punica si sono semplicemente attenuti all’omericaevocazione delle Ombre, e nulla han detto che meriti di es-sere ricordato. Lucano, scostandosi da tutti, ha preso un par-tito stranissimo, mapieno di ardimento poetico, introducendonel sesto della Farsaglia una strega, la quale dentro un ca-davere putrefatto richiama l’anima d’un soldato , e gli fapredire l’esito della battaglia di Filippi. Non v’ha, credo,alcuno tra voi che non sia stato coll’Ariosto nella tombadi Merlino. Lo scudo di Rinaldo è notissimo. L’Eremita ela Sibilla del Trissino non sono indegni di essere consul-tati, e quelli che si dilettano (che Apollo ne scampi) dipoesia francese , avran fatto, mi figuro, una visita al pa-lazzo del Destino descrittoci dal cantore di Enrico IV inbella prosa rimata. E Klopstock e Camoens e cent’altriminori che non importa di nominare, tutti hanno messoil cervello a tortura per inserire nei loro versi il vaticiniodell’avvenire. Ma la dignità, il decoro, la filosofia, la sa»pienza di Virgilio faranno eternamente la disperazione ditutti i poeti su questo punto. Il solo Milton , a mio cre-dere , se gli è fatto vicino per merito, se non altro, difantasia. Egli fa che Michele conduca Adamo sopra unagrande eminenza, d’onde l’Arcangelo gli fa passare sottogli occhi le future generazioni e tutti i grandi cangia-menti del mondo fisico e morale. Questa idea mi sembrasublime e felice. Ma chi volesse anteporla a quella di Vir-gilio , deve prima considerare che Milton fu in ciò mira-bilmente assistito dalla grandezza della religione che loispirava.
Non ho parlato e non parlerò dello stile di Virgilio.Egli è di tanta bellezza , eh’ io reputo non esserci linguaabbastanza degna di ragionarne. Lo stile di Virgilio si