i sofisti. 3og
dubitazione", il secondo sarà il tocco del cuore , che mainon mentisce^ il terzo sai'à il confronto del bello già co-nosciuto. Con questi fili alla mano entriamo adesso sicuri,e vediamo se sapremo distinguere la vera dalla falsa elo-quenza.
Mirate quanto concorso, quanta varietà di vestire e diportamento, quante lingue diverse, quanta confusione divoci, e che subuglio, che strepito dappertutto. Pare di es-serle alla fiera di Francfort o di Lipsia, copiosa di tuttele buone merci, ma zeppa ancora di ciarlatani. Teneteforte il filo della dubitazione} e prima d’accostarci a farcompra de’loro balsami, udiamo che dicono. Eccovi unGreco, un famoso sofista, che si adopera a metter d’ac-cordo Protagora e Socrate sulla maniera di esaminare nonso che punto di dottrina, che forma il soggetto delle lorodisputazioni. Callia ha preso partito per Protagora, e Al-cibiade per Socrate. Prodico di Ceo , che è l’oratore, siaffatica per conciliarli. Stiamo ad udire: « Voi Socrate e» voiProtagora parlate a meraviglia ambedue. In una con-» troversia erudita, siccome la vostra, è necessario che i» giudici siano comuni senza essere eguali; perchè tra que-« sti e quelli vi ha differenza. L’essere giudice comune,” vuol dire prestare all’uno e all’altro un’attenzione co-» munej ma il giudizio che se ne porta, non può essere» eguale, dovendo favorire quello che più sa, non quello” che sa meno. Discutete adunque la materia in quistione,» ma non disputate, perchè si discute con gli amici, e siy> disputa co’nemici. Così la conferenza riescirà dilettevole,» e voi otterrete la nostra stima , ma non la nostra lode}55 perchè la stima è un sincero sentimento dell’anima, css la lode non consiste che in parole, le quali sono spesso55 il contrario di ciò che si pensa. Noi dal canto nostro55 ne proveremo non piacere, ma compiacenza} perchè la55 compiacenza è propria dello spirito che s’illumina, lad-55 dove il piacere è proprio solamente del senso che
55 gode 55.