I SOFISTI.
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» una esatta giustizia^ la loro pietà verso gli autori dc’loro» giorni con affettuose e assidue sollecitudini ; la loro» equità verso i loro concittadini con una scrupolosa egua-» glianza, c il loro zelo verso gli amici con uua inviolabile» fedeltà. Sono morti ’da valorosi, ma non è morto con» essi il sentimento delle loro virtù5 egli vive quantunque» sia spenta la loro vita, egli è immortale e non abban-» dona nel sepolcro quei corpi spogliati della prima for-» ma corporea ».
Ritiriamoci dallo strepito degli applausi che fa il po-polo a questo discorso , e , prima di esaminarlo , conten-tatevi ch’io vi dica chi è questo Gorgia che ha finito didire, e chi sono questi Sofisti, la cui razza pericolosa ainostri tempi è ancor viva. Questo Gorgia ù un fervido Si-ciliano, che, pieno dei calori del M[ongibello, fu spedito inAtene dai Leontini per implorarne l’aiuto in certo lorobisogno. Si presentò alla tribuna, e declamò un discorso,nel quale aveva artificiosamente e senza riposo ammontic-chiate le une sopra le altre le più ardite figure , le piùpompose espressioni, nel modo, a un dipresso, che abbia-mo veduto poc’anzi. Questi frivoli ornamenti erano sìbene distribuiti per tutto il corpo de’ periodi, così in mi-sura e in cadenza, e pronunziati con tanto sfarzo e pos-sesso, che l’udirlo', l’ammirarlo e il farne pazzie fu unpunto solo. Gli Ateniesi, popolo capriccioso, presso cui lapassione dell’eloquenza era un furore, non solamente ac-cordarono a Gorgia i chiesti soccorsi, ma il forzarono astabilirsi fra loro, e a piantar cattedra di Retorica. Tuttisi diedero fretta a prenderne le lezioni, e allora fu che sivide ne’più bei giorni di Atene , nella città, sulla tribuna,sotto gli occhi di Socrate, di Platone e di Demostene gio-vinetto, tra le pareti medesime risonanti ancora della di-vina facondia di Pericle , tra le braccia stesse della purae casta eloquenza alzarsi una druda, che, arrogante e su-perba, vantandosi di convertire in verità la menzogna ein menzogna la verità, con ornate sentenze e con artifi-