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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LEZIONE QUARTA

zioso ambito di sonore e vane parole sedusse la moltitu-dine, salì in grande potenza, ottenne stipendii e lonordelle statue e i premj del valore e della virtù. Contro co-storo prese apertamente le armi il più virtuoso ed elo-quente dialettico della Grecia , il figliuolo di Sofronisco,e la loquacità, larroganza, le dottrine, i costumi ne scre-ditò, e li rese ludibrio de più saggi. Ma dappertutto i saggison pochi, e infiniti gli stolti} e Socrate pagò assai carele sue vittoi'ie. La nuova maniera di ragionare, dai Sofistiintrodotta, piaceva allorecchio del più insensato ed igno-rante tra i giudici: il popolo, e i seduttori, gli educatoridel popolo, i sacerdoti avevano con grande loro profittoabbracciata la rettorica de Sofisti, coi quali fecer causacomune. Sdegnosi queglimpostori che Socrate col para-gone duna più sana eloquenza e duna morale più ragio-nevole coprisse di scherno quella loro imprudente ciarla-taneria, e quelle loro Deità da postribolo, si adunarono insinagoga, ordirono fra le tenebre la ruina del giusto, loaccusarono dirreligione, solite armi dellignoranza e delfanatismo, e consumarono, per obbrobrio della Grecia , ilprimo martirio della ragione.

Tornando a Crorgia e allampolloso suo ragionamento,io non vi farò loltraggio di credere che abbiate mestieridelle mie riflessioni per conoscerne la caricatura. Quelcontinuo guazzabuglio di antitesi, quella tempesta perpetuadi figure non conviene per certo al linguaggio del senti-mento, e tanti fiori rettorici in un subbietto così pateticomanifestano un oratore più occupato dell arte che del suoargomento} più intento alla dilettazione degli orecchi chealla commozione del cuore. Egli cerca il sublime per unastrada che lo conduce all affettazione e al ridicolo, la pro-fusione delle figure tradisce la sterilità dei pensieri, e inquella sua tanta magnificenza despressioni si scopre unospirito freddo e povero di sapienza. Io sono certo che taleè il vostro giudicio} e a provarvi che non vi siete ingan-nati, opporrò al discorso di Gorgia uno squarcio dIpe-