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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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I SOFISTI

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ride c un altro dAspasia sullo stesso argomento, ondevediate, per confronto, voi stessi come semplice e nobilead un medesimo tempo è la vera eloquenza quando si èbene penetrato del suo soggetto. Giova avvertire che a que-ste funebri solennità assistevano principalmente i padri ele madri dei valorosi morti in battaglia, e che era pietosoufficio dellOratore il portare nel cuore di quei miseri unaqualche consolazione, che fosse un compenso alle irrepa-rabili loro perdite. Rappresentatevi dunque al pensieroquei canuti e venerabili vecchi pendenti dalla bocca degliOratori} e udite Iperide che li consola, e converte in piantodi tenerezza le lagrime del dolore. u Ateniesi. È dif-» Scile assunto il consolare coloro che una grande per-» dita han fatto. Lafflizione non ascolta i consigli dellav ragione, non conosce alcun freno} e la natura e lami-» cizia più potenti della ragione ci strascinano irresisti-» bilmente al dolore, e domandano il tributo delle nostre» lagrime. Nondimeno vi sono consolazioni che dipendono» dal coraggio. Rammentiamoci non la morte di quelli» che abbiamo perduto, ma le virtù, di cui ci hanno la-» sciato lesempio, e non saranno più lagrime, ma inni» di lode, che da noi attendono le generose lor Ombre.» Se i forti che noi piangiamo non sono pervenuti a vec-» chiezza, lincoi'ruttibile gloria di cui han fatto Acqui-si sto, gli ha troppo bene ricompensati di questo danno,» e la loro felicità è grande quanto può essere. Se sono» morti senza posterità, la loro fama, che risuonerà eterna» per tutta la Grecia , starà ad essi in luogo di figli, e di» figli immortali. Se al contrario hanno lasciato i ram-» polli di loro stirpe, la benevolenza della patria adem- pierà le veci paterne. Che più? Se abbandonando la» vita, si ritorna ciò che si eia, coloro che voi piangete» non sono essi al presente liberi dalle infermità, liberi« dalle pene, liberi da tutte le umane sollecitudini? Chen se morendo rimane pur alcun sentimento di religione,» alcuna cura di noi per la parte della Divinità, siccomeMosti. Prose. 21