I SOFISTI
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Di questo ingrassa il porco sant’Antonio,
Ed altri assai clic son peggio clic porci ,
Pagando di moneta senza conio.
Grazie al cielo i tempi di Dante sono passati, e le sue ghi-hellinesche invettive non sono applicabili all’ età nostra.Ma noi siamo tenuti a conoscere le vicende dell’eloquenzadi tutte le epoche, e conviene confessare che fino a PaoloSegneri quella del pergamo è stata uno scandalo , la cuimemoria è rossore per l’italiana letteratura. Ed era purmeglio il coltivare questo amplissimo campo del sentimentoe delle passioni, e dar opera ad ammansare non già colleDecretali, ma colle pure c mansuete dottrine dell’Evan-gelio le furie del fanatismo, piuttostochè consumare tresecoli a pesar le parole, a spiegar le allegorie, a compas-sare i periodi, a movere eterne liti sullo stile, sulla sin-tassi, sui punti e le virgole, piuttostochè perdersi final-mente a frugare il letame di Ser Brunetto, di Fra Guit-tone, di Fra Iacopone, onde cstrarne come fior di farinarancide parolacce a nuli’altro buone che a perfezionarel’eloquenza delle bettole fiorentine. Nè io so comprenderecome nel secolo da noi chiamato il secolo d’oro per l’elo-quenza delle Lettere, l’arte divina di Demostene e di Ci-cerone portata sul pulpito abbia sofferto in Italia assaipeggio che nella Grecia per la ciurmeria de’ Sofisti. Per-ciocché se costoro la deturparono, e una sfacciata, un’adul-tera la rendettero con abito troppo carico d’ornamenti, inostri sacri oratori, coll’intenzione di vestirla all’aposto-lica^ la ridussero al trivio in abito sordido, cencioso emenche plebeo. Della qual verità accetto giudice tutto il mondosul brevissimo saggio col quale darò fine a questa lezione.Io lo prendo dalla predica del primo giorno di Quaresimadel famoso, famosissimo Fra Roberto Caraccioli, reputatoper comune consenso il S. Paolo del Cinquecento, deco-ralo di mitra e di brevi e di onorevoli legazioni dai trePontefici Nicolò V, Callisto III e Sisto IV , e di cui Paolo