SOCRATE
LEZIONE QUINTA
Coloro che d’ estate viaggiano per discoperte ed arsecampagne, se incontrano per avventura lungo la via unaqualche pianta folta di ombre, ringraziano la fortuna, e,stesi sull’erba, si ristorano del penoso loro cammino, perquindi ripigliarlo più rinfrancati ed allegri. E noi pureviaggiamo per campi sterili ed arenosi 5 e poiché oggi lasorte ci presenta una bella pianta e un bel fonte a cuirinfrescarci, e di più la compagnia di due grandissimipersonaggi, io credo che faremmo cosa da stolti, se nonci arrestassimo alquanto a godere di questa buona ventura.Fra le figure retoriche, delle quali abbiamo preso a trat-tare , niuna è sì celebre e sì benemerita della eloquenza ,della poesia e della filosofia nel tempo stesso , quanto lafigura dell’ ironia 5 non perchè sia grande e frequente ilsuo uso per la magnificenza e il sublime dell’orazione, cheanzi ella è nemica di ogni retorica gravità, ma perchènessun’ altra è sì atta a sferzare il vizio ed emendare ilcostume, a sconcertare nella disputa l’avversario} e perchèinoltre egli è impossibile il discorrere dell’ironia senza ri-chiamare alla mente due sommi uomini, che da questa fi-gura principalmente derivarono la loro eloquenza e cele-brità, l’uno filosofo sapientissimo, l’altro poeta castigatissi-mo de’nostri tempi} parlo di Socrate e del Parini . Non