SOCRATE
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me la virtù stessa: vedremo il martire della vera filosofia:e se i nostri occhi hanno lagrime , prepariamoci a spar-gerle sul supplizio del più sapiente e più umile fra imortali.
Accompagnato dalla sola sua innocenza e da’suoi ami-ci , senza preparazione , senza timore compare Socrate di-nanzi agli iniqui suoi giudici, non in aria di suppliche-vole nè di reo, ma di maestro e signore. Comandato di di-scolparsi : u Io stupisco, diss’ egli, che Melito mi accusi dinegare gli Dei della Patria, e d’ aver voluto introdurnedi nuovi, quel Melito che mi ha veduto le tante volte neitempli sacrificare alle divinità popolari, e non mai sul-l’altare delle straniere. Sono anzi così lontano dalle novitàreligiose, che ho impugnato costantemente e di tutte le mieforze coloro che tentano di penetrare i segreti del cielo ,e che si abbandonano vanamente a queste presuntuose te-merità: e ciò potranno attestare tutti quelli che mi cono-scono. Se gli Dei manifestano agli altri uomini la loro vo-lontà nelle viscere delle vittime, o per volo di uccelli, oper oracolo, o per sogno, o per qualunque altra via, a mela palesano per certi segni, per certe voci segrete, cheil solo cuore e non l’orecchio può intendere: e i mieiamici, cui ho comunicato sovente gli avvisi delle Divinità,possono qui tutti far fede se mi hanno mai trovato bu-giardo. Quanto alle altre accuse, niuno si è mai mostratopiù di me sottomesso alle leggi della repubblica } niunoha mai resistito con più coraggio ai furori del popolo ealle minacce della tirannide} niuno ha posto mai tantacura nel preservarsi dalle seduzioni del senso. Dal mo-mento che ho cominciato a pensare, 1’ onestà e la giusti-zia sono stati i miei primi e soli pensieri. E frattanto tumi accusi, 0 Melito, di aver pervertita e corrotta la gio-ventù. Ma se questo è vero, perchè non chiami in giudi-zio , perchè non mi nomini tu uno almeno di questi gio-vani traviati , uno solo che sia stato pe’ miei insegnamenticondotto dalla temperanza al libertinaggio , dalla sobrietà