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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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SOCRATE

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coll’oro le guardie delle prigioni, e procurarmi con undelitto la vita. Se questa è opra malvagia, come lo è cer-tamente , non è egli meglio morire che commetterla ? Noiuomini inoltrati negli anni, e reputati giusti e costantinella virtù, vorremo noi imitare i fanciulli che fanno sem-pre il contrario di ciò che pensano ? Non vedi tu che sal-vandoci senza il consenso della patria , noi l’offendiamo ,e d’innocenti ci rendiamo colpevoli? Figurati che fuggen-do ci venga incontro la patria, e che arrestando i nostripassi, ci dica : Dove fuggite ? qual è il vostro dis egno ?Annientare le leggi, e con esse la pubblica sicurezza? Cre-dete voi, sciaurati, che possa sussistere uno Stato ove igiudizii pronunziati dai tribunali rimangano ineseguiti edelusi ? Che risponderemo noi, mio caro Critone, a que-sto rimprovero? Diremo forse, che io sono stato giudicatocontro le leggi ? Ma le leggi non risponderanno elle su-bito : che ti abbiamo noi fatto , 0 Socrate , che tu cerchidistruggerci ? Non devi tu a noi il tuo essere ? Trovi tuqualche cosa d’ingiusto in quelle leggi secondo le quali ituoi genitori si sono congiunti ne’ sacri vincoli del matri-monio , e ti hanno data la vita ? Biasimerai tu forse quelleleggi che hanno protetta la tua educazione, che ti hannofatto istruire in tutte le arti e in tutte le utili disciplineconvenienti a uomini liberi ? Se dunque tu hai ricevuto danoi 1’ esistenza c l’educazione, non sei tu come i tuoi an-tenati nostro suddito e figlio? E come suddito e figlio puoitu pretendere tra noi e te uguaglianza di diritto ? Puoi tupensare che a te sia permesso di fare contro di noi ciòche a noi è permesso di fare contro di te? Oseresti tu rendereal tuo padre offesa per offesa, percossa per percossa ? 0 seiuno piuttosto di quei filosofi che stimano più rispettabileil padre che la medesima patria? La patria che abbracciatutte le domestiche carità, la patria che agli occhi delcielo e di tutti gli uomini ragionevoli è l’oggetto più sa-cro di questa terra, e la cui ira debbesi rispettare e ado-rare più che l’ira dei medesimi genitori ? Egli è dunque