SOCRATE
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solitudine, ed evitare le città in cui siano in osservanzale leggi, una vita oscura e selvaggia merita ella la penadi essere conservata ? Supponiamo che tu vada in Tessa-glia , ove ha tanti amici Chitone , e ove regna nel tempostesso la dissolutezza compagna della servitù, non saraitu vergognoso di comparirvi in vestimento e sembianza difuggitivo? Non sarà egli per te un obbrobrio il sentirti diredietro le spalle: Guarda quel vecchio, per un miserabileavanzo di vita di qualche anno , di qualche mese , egliha violate le leggi della sua patria. Ma tu hai obbligo divivere per l’educazione de’tuoi figliuoli. E che dunque?voi tu strascinarli teco in paese straniero per ammaestrarlia soffrire le umiliazioni ? E se li lasci in Atene , puoi tudubitare che i tuoi amici non ne prendano un pietosopensiero, o che tu viva in Tessaglia , o che tu passi alsoggiorno dei morti ? Ascolta dunque , o Socrate , la no-stra voce, e non preferire ai nostri decreti nè i tuoi figli,nè i tuoi amici, nè la tua vita , se ti cale di non essereconsiderato traditore della tua patria e della tua medesimariputazione ».
Acquetate con queste ragioni le insistenze dell’ addolo-rato Critone, mantenne Socrate la sua imperturbabile se-renità , non solamente al pensiero della imminente e certasua morte, ma in mezzo pur anche a tutti i solenni e lu-gubri apparecchi del suo supplizio. Venuto il giorno fatale,i suoi amici si adunarono di buon mattino alle porte dellaprigione, ma furono costretti ad aspettare per qualchetempo, perchè, secondo 1’ uso di Atene , bisognava scio-gliere i ferri del condannato. Il carceriere avendoli final-mente introdotti, trovarono Santippe seduta al fianco diSocrate col più giovine de’ suoi figli, che, immersi ambe-due nelle lagrime_, mandavano gemiti e grida che spezza-rono il cuore degli spettatori. Socrate fe coll’ occhio uncenno a Critone, indicandogli di allontanare quegl’infe-lici} il che fu fatto fra i singulti e gli ululati della miseradonna. Frattanto Socrate , a cui erano stati tolti i ceppi