ANTISTEflE 3/jy
c procacciarsi una cortese udienza dagli uomini. Tra lemassime rigorose di Antistene , scegliamone dunque unadelle più dure, e vediamo se 1’ arte dell’ eloquenza sapràingentilirla: c la tesi sia questa: La ricchezza e la po-vertà non consistono che nel possesso o nel difetto dellavirtù.
« Io veggo molti, dice il nostro filosofo, io veggo molti» posseditori di gran tesori, i quali per più possederne» espongono sè medesimi a travagli e pericoli d’ogni fatta.
» Veggo pure assai volte, che di molti fratelli, eredi in» egual porzione del patrimonio paterno , gli uni hanno» più del bisogno , gli altri a tale riduconsi di andar man-» canti del necessario. I tiranni, peggiori de’ manigoldi,» perchè questi tolgono la vita ai colpevoli, e quelli la» tolgono agli innocenti , gli stessi tiranni , per riparare» alla grande loro indigenza, saccheggiano le città , rapi-si scono le province, e più rubano, più anelano di rubare,» e più diventano poveri. O Ateniesi ! rispondetemi per» gli Dei: siffatti uomini vi paiono ei degni d’invidia, o» non piuttosto di compassione? V’ha nessuno tra voi che» desideri la fame d’Erisittone , il quale come più divo-» rava, più famelico diveniva ? Date adesso uno sguardo» a quella che voi chiamate povertà mia. Io possiedo quan-» to abbisognami} dunque non sono povero, s’egli è pur» vero , siccome è verissimo , che povero si dee chiamare» solamente colui, li cui bisogni sorpassano i mezzi di» soddisfarli. Sul volto mio , voi il vedete , ride il colore» della salute, il mio corpo gioisce di tutta la sanità. Nulla» dunque mi manca di che contentare la fame, nulla di» che spegnere la mia sete, nulla di che vestire le mie» membra e difenderle, quanto il può fare il ricchissimo” vostro Gallia , dagli occulti morsi del freddo. Quando tro-» vomi tutto solo nel mio piccolo tugurio , ei mi pare che» le pareti mi circondino a guisa di ben caldo mantello,» mi pare che il tetto cosi vicino al mio capo mi tenga» le veci di ben tessuta coperta. Durante la notte la mia