Buch 
5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
Seite
353
JPEG-Download
 

ANTISTF.SE

353

ricchezza, verso la porzione più sacra della società, laderelitta e nuda indigenza. Ma preparatevi a pittura moltopiù viva, imperocché temperandomi da qualunque con voisuperflua considerazione, proseguirò, senza interromperlosino alla fine, il discorso di Antistene , nè vi apporrò al-cun contento , ben certo che voi tutti troverete dentro voistessi un più profondo cementatore.

« La mia temperanza, o Ateniesi, che voi chiamate» demenza, limitando a scarsissimo numero i miei bisogni,» mi preserva da ogni reo desiderio, da ogni azione col-» povole. Quanto meno è il bisogno, tanto meno si ago-» gna il bene altrui. Più si desidera l’altrui bene, più è» forza tormentare sè stesso e i suoi simili. Date uno» sguardo a tutto il gran cumulo di pensieri, d’incomodi,» di pericoli che costano al voluttuoso gl’ istrumenti e gli» oggetti delle sue disordinate passioni. Il sudore , il san-« guc , la vita di una grande moltitudine d’uomini è il« prezzo de’ suoi tesori, de’ preziosi suoi vestimenti, delle» sontuose sue tavole , de’ suoi palagi magnifici. E frat-n tanto nè le sue porpore difendono lui dalle ingiurie de-« gli elementi più che me il rozzo mantello che mi rico-» pre ; nè le case dorate, nè i letti di cedro gli conciliano» il sonno più che a me 1’ affumicato mio romitorio} nè i» vasi d’oro e d’argento , nè le vivande più ricercate pla-« cano la sua fame, estinguono la sua sete meglio che i» cibi più semplici, e le acque limpide dell’Ilisso attinte« con questo nappo di legno, che pendemi dalla cintura.» Quale si è dunque il bel frutto di tante cure, di tanto» lusso, di tanta delicatezza ? La rovina del corpo , La» putrefazione dell’ anima, e l’obblivione della onestà.

« Un altro grande vantaggio, da non tacersi, io ricavo5> dalla mia sobrietà: l’abitudine della virtù, la quale mi» rende più indipendente e più libero. Le mie passioni» mi obbediscono mute e incatenate alla mia volontà, co-J5 me altrettanti colpevoli stretti dai ferri della giustizia.« Nè i miei bisogni, nè i miei affari, nè persona del