aktistemf.
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e impedivano che trionfante e impunito contaminasse inaperto la società. E piacesse al cielo, che un qualche An-tistene, un qualche Diogene vigilasse le intemperanze e ibordelli de’ nostri tempi!
Sarebbe qui luogo di far parola di Diogene , onde ap-presso voi liberare la mia promessa. Ma differendo ad al-tro giorno d’ intrattenerci con questo singolarissimo per-sonaggio, non vorremo noi cavare frattanto alcun fruttodalla udita lezione del suo maestro ? Sì certamente. Noilasceremo all’ austero nostro filosofo i suoi cenci , la suascodella, il suo sacco - , proseguiremo, contro le sue pre-scrizioni, a calzare il piede, a rader la barba, a coricarciin comodi letti, e non istimeremo di far peccato antepo-nendo all’ambrosia delle fontane il nettare della vite. Con-tinueremo insomma discretamente a godere delle dolcezzesomministrate dalla natura e consentite dalla ragione , espoglieremo , per quanto è possibile , d’ ogni spina le po-che e fragili rose di questa vita. Ma seguitando il nostroistituto, quello io dico di udire i discorsi degli eloquentiuomini d’ ogni fatta, onde imparare dalla lor bocca l’ani-mato e mirabile loro modo di ragionare le diverse materiescientifiche, noi tireremo qui brevemente dal discorso diAntistene alcune considerazioni a proposito.
E osserviamo primieramente, che quantunque la tesidel nostro Cinico odori tutta di paradosso, egli l’ha non-dimeno così bene adornata con gli artifici dell’ eloquenza,che, stando ai canoni rigorosi della virtù, la si potrebbedifficilmente distruggere senza ferire le regole dell’onesto.Tutti i principii da lui statuiti, comechè difettosi nelleconseguenze, sono pei’ò giusti e inconcussi per sè mede-simi, e, ciò che più vale, non metafisici, ma dedotti dallenostre proprie sensazioni, e tirati dal fondo del nostrocuore. E il cuore, o miei cari , ricordatelo bene, il cuorevuol sempre la parte sua nelle operazioni dell’ intelletto.Egli è quello che dà la vita , il calore, la fiamma a tutti inostri pensieri, c quell’aria di sentimento che tanto il