la rnoTAsi dell’ Iliade
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Direi pure che il primo verso prorompe troppo sfarzoso.Ma disdice a un minore il fare più oltre il pedante almaggiore; e in ogni conflitto d’opinione non è il ragiona-mento, ma il sentimento che mette fine a tutte le dispute.La somma intanto del mio discorso si è questa: tradurrela protasi dell’Iliade , conservare l’economia del testo,eguagliarne la sublime semplicità, e contentare la critica,giudico eh’ ella sia per poeti italiani opera disperata. Etante ciance intorno a sì poca lana? dirà taluno dei nostriventicinque mila sciorinatoci di rime a suon di boccale.E ciance veramente sono state sempre chiamate questecure dell’ arte dagli sciaurati che della lingua di Giovefanno una lingua di ciurmadore. Ma Orazio grida : Hce nu-gcB seria ducent Jn mala se si trascurano, e queste sono leciance che han fatto i versi divini di Virgilio e Racine .Havvi un giudice ignorato dall’armento poetico, un giudiceinesorabile, che chiamasi Gusto , il quale condannò untempo il padre della romana eloquenza a stillarsi perpiù giorni il cervello sulla scelta d’un solo vocabolo, e ilpiù perfetto di tutti i poeti a lambire more atque ritu orsinoi suoi versi. Grazie al buon genio italiano , la mia nazio-ne, mal grado la sua molta quisquiglia, non è sì povera dieccellenti poeti, come tutto giorno si stampa. Scrivo perquesti soli, e spero che il segreto del loro cuore sarà d’ac-cordo col mio.