Carissimo Amico e Collega.
Sedici anni fa, se ben mi ricordo, il pubblico fu spet-tatore d’ una disputa letteraria tra voi e me} e benché lalite fosse momentanea e di assai poca importanza ( comeper lo più le misere guerre de’lellerati), corsero nondimenoda una parte e dall’altra alcune parole in istampa, per lequali pareva che i nostri animi non potessero così tostoriconciliarsi. Ma ne’cuori onesti le dissensioni non ponnoessere che passeggere} e gl’ ingenui coltivatori de’ buonistudi non debbono somigliare ai soldati di Cadmo , che,nati fratelli, mutuamente si uccidono. Nel segreto del-l’animo suo Monti cercava avidamente pace con Bettinelli,e Bettinelli pace con Monti. Alla prima occasione d’unsemplice vostro saluto per mezzo del nostro ottimo Arri-vahene io son corso subito ad abbracciarvi con una letteradi liberale e spontanea espiazione} e voi mi avete gene-rosamente corrisposto. Così diedi a vedere, che se io nonera degno di misurarmi con voi, era almen degno d’amarvi}e la calda amicizia subito nata ne’nostri petti tragge adessoaccrescimento e vigore dalla medesima ricordanza dellepassate nostre contese.
Ma se queste furono pubbliche, pubblica debb’ essereancora per altrui esempio la prova della succeduta nostrabenevolenza^ e questa lettera, destinata alla stampa, ne