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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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A SAVERIO BETTINELLI

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tempi, vorrebbe pur sostenere questa prerogativa. Perquesto egli grida: « Chi sei che al brando mio stendi Par-dita Destra ? » non potendosi persuadere che vi sia altradestra più degna di toccar quella spada $ per questo glielacontende, non conoscendo ancora 1’ eroe venuto ad impa-dronirsene , e parendogli strano che questo eroe scono-sciuto sia maggiore di lui : la quale ostinazione di pensiero,se sapeste intenderla, esalta egregiamente il valore di tuttie due. A quei versi illustrati dalla stolta vostra censura:

» Tu ben sette a fondarlo anni pugnasti,

» Io sette giorni a rovesciarlo, e basti (*) ;

l’ombra di Federico, sbalordita da tanta superiorità e ra-pidità di valore, abbandona la spada non più contrasta-bile : P abbandona senza aggiunger più sillaba, e questosilenzio ò il linguaggio eloquente dello stupore : mandadal petto un doloroso altissimo lamento , e questo lamentoè indizio del suo dispetto e nel tempo stesso della rico-nosciuta superiorità del nemico. Nondimeno , avvezzo adessere il primo, nè sapendo accomodarsi a divenire il se-condo , e sopraffatto per una parte dall’ evidenza e per1’ altra combattuto da quell’ orgoglio che nasce da eroicosentimento, quello spirito altiero fa il possibile per nonriconoscersi superato : e questo è il motivo da voi noninteso, per cui si alza nell’ aria, onde verificare con gliocchi propri un avvenimento che gli pare impossibile, dicola perdita del suo regno venuto in potere del suo nemiconel breve spazio di sette giorni. E questi sono i pensieri,

(*) La sentenza di questi versi è appoggiata alle parole del Bullettàio,c il sig. professore Braus nella sua versione li ha tradotti eccellente-mente:

Quod libi septeno solium Mars extulit anno,

Hoc ogo, sitque satis, septena luce ruebam.

Lo stesso pensiero si riscontra in Claudiano nelle lodi di Stiliconc:

.tolìdemque diebus

Edorauit Rhcnum, quot vos i>otuislis in anali.