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pria, la movale pubblica pronuncia la sua sentenza, e scriveil nome degli aggressori sul registro degli assassini.
E noi pure un tempo, o mio caro, noi pure abbiamcombattuto : ma nude erano le nostre fronti, onorate lenostre armi, e non in mezzo alle tenebre , ma nel pienomerigge. Nè abbiam chiamato ausiliarj, nè abbiamo tenutala via del tradimento, nè ci siam venuti alle spalle vilmente,insidiandoci la riputazione : abbiamo insomma consumatoil nostro duello secondo tutte le regole dell’onore} e dopoun piccolo sdegno, ci siamo cordialmente abbracciati pernon sepai'arci mai più, e morire nella benedizione de’buoni.Applicate voi stesso al caso presente questi santi principi,e risparmiate al vostro amico l’orrore di riconoscere nellacondotta de’suoi nemici quella de’vili più segnalati.. Mentrevoi farete nella purezza della vostr’anima l’applicazione dicui vi prego, io dirò due parole al signor Lampredi.
Signor Professore, voi mi venite denunziato come arte-fice de l’article fou et impudent inserito contro di me nellaRevuc littérairc. Questa denuncia mi dà il diritto d’inter-rogarvi, e la stampa, che parla da un polo all’altro, vi por-terà presto o tardi all’orecchio la mia dimanda, qualunquesia l’angolo della terra che vi ricovra (*). Signor Lampredi,siete voi l’autore di quell’articolo? Rispondetemi. Fino allavostra risposta io terrò sospeso l’intimo mio giudizio sopradi voi} e perchè possiate darla adeguata , e purgarvi da-vanti al pubblico , al cui tribunale impunemente non simentisce, io, franco e libero come l’aria, vi anticipo le ri-flessioni che vi aggravano, e quelle che vi difendono.
Se esamino il modo e i termini dell’accusa, e la probitàe l’intatta morale dell’accusatore che già conosco} se con-sidero il come egli ha potuto, senza volerlo, penetrare nelcritico pandemonio da cui è uscita quell’astuta diffamazio-ne , il cui oggetto è tutt’ altro che quello di far la guerra-