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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LETTE 11A

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Iure , e la brama di ricuperare in Roma la patria che miera stata tolta in Milano . L’ amico mi rispose con esul-tanza ; e significandomi che il medesimo impiego, i me-desimi emolumenti, eli 1 io perdeva in Milano , li avreiriacquistati in Roma al suo fianco, in’ ingiunse di partirsubito. Mi misi dunque in procinto, e sarei corso in nuovodisastro che mi avrebbe portato alla disperazione, se nonmi avessero preservato due angeli tutelari, due prestantis-simi amici presentemente grandi magistrati della Corona (*).Differita per loro consiglio la mia partenza, ecco altra let-tera dell’ amico di Roma , che dolentissimo mi scriveva :« esser distrutta l’opera della sua amicizia : il Consolato, ele autorità francesi che il dominavano, per inique letterevenute da Milano contro di me, aver sospesa la mia chia-mata } e sarei inconsolabile, mi soggiungeva, se l’avviso cheve ne porgo, non arrivasse in tempo d’impedire la vostrapartenza ». Oh voi che mi salvaste da quell’orribile preci-pizio , Paradisi, Containi, ambedue a me cari quanto lavita ! Senza i vostri santi consigli sarei partito , sareigiunto a quella Roma che mi chiamava} e ivi deluso,tradito, abbandonato da tutti, che più mi restava? Dispe-rarmi e morire.

Questa inaudita persecuzione , questo inumano disegnodi non lasciarmi angolo della terra che mi accogliesse, miprostrò, lo confesso, tutte le forze, e colla spada del do-lore nell’anima stetti per profferire la bestemmia di Bruto .La soffocò una consolante sentenza di Socrate : Gli Duihanno mandata la virtù sulla terra, accompagnata dallasventura. Questa considerazione ravvivò il mio coraggioabbattuto. La legge dei 3 ventoso percuotendo troppi in-

(*) S. E. Giovanni Paradisi , Direttore delle Actjut e Strade t granmatematico: S. E. Costabili Containi Intendente della Corona , ed unode'più abili amministratori del Principato. Nella socratica e quotidianascuola del primo ho imparato a soffrire e tacere; nella scuola dell’altro,che da 3o e più anni mi onora della sua benevolenza, ho imparato chela gloria dell’uomo onesto è P inimicizia dei tristi.