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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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clero quel triarc, come voce barbara , dalla famiglia dellesincere, gli contenda anche l’onore di aver avuta un giornoesistenza nella nostra lingua , e pretenda eli’ ei debbasiconsiderare come pura creazione dell’ignoranza de’copia-tori. 11 che torna il medesimo che rilegarlo, come vocefalsa e sognata, nel vocabolario delle chimere : nel qualcaso mi accerto ch’egli ritroverebbe numerosa compagniaanche in quello della Crusca. Ma schietta voce italiana iola mostrerò, se a Dio piace, e usata da tali, che l’avver-sario sarà suo malgrado costretto a permettere, che il Vo-cabolario la ponga in registro fra mille e mill’ altre dellamedesima condizione. Nè andrò già a cercarne l’esempione’ barbari scrittori di Lombardia ( eli è barbaro, secondoil credere di certi dottori, è chiunque non fu sortito dalcielo a succhiare le poppe camaldolesi ) ^ ma sicura e so-lenne la mostrerò in autor classico fiorentino , e classicodel buon secolo. Onde apparirà manifesto non solo chequi non ha luogo abbaglio di copiatore, ma che il ver-bo triare } eziandio al tempo del Cennini , era voce vivae di uso. Perciocché ogni buon discorso ne insegna cheprima cura di ognuno che si pone a scriver precetti diun’ arte qual si voglia, si è quella di adoperare, come notaTullio, parole tolte di mezzo al volgo c comuni: le qualise in processo di tempo per la sopravvenienza di altre mi-gliori rimangono abbandonate, non è perciò da stimarsiche al tempo dello scrittore, a cui piacque di usarle, aves-sero bisogno di chiosa, ond’essere bene intese.

Si fermi adunque da prima colla forza dell’ autorità1’ esistenza di questa voce, per indi fermarla con quelladella ragione, e, trovatane la vera etimologia, stabilirne ilvero valore.