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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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AL CAV. TAMBR0N1

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somministra il Vocabolario , § III. La frase adunque senzabadaggio qui vale clinicamente senza badar in altra, cioèsenza amar altra donna. E così si viene a scuoprire l’ori-gine d’ un peregrino modo di favellare, di cui prima nonconoscevasi il fondamento.

La gensor e la più bona. Tacendo ciò che sarebbe dadirsi sull’addiettivo bono, che ora scrivesi buono, e usavasidagli antichi anche in forza di sostantivo in luogo di bene( permutazione che ha dilungato 1’ ortografia della parolaalcun poco dalla latina bonum sust., e bonus add.), fermatel’attenzione sulla voce romana gensor, di cui abbiamo l’e-sempio in Guittone (v. nota 3 del Bottari). Ella è sincopedel comparativo generosior de’Latini, ed è comparativo ellastessa dell’add. gente (gentile), di cui sono piene le poesieitaliane del secondo secolo, ed anche del terzo (v. il Vocab.).Scoperta l’origine di questa voce gente trapassata in gen-tile, si scuopre anche il suo vero valore, che è quello dinobile, generoso, magnanimo: onde il trovatore Pons deCapdueil disse con molta altezza di sentimento : Qui morgent auci sa mort (Rayn. Gramm. pag. 47)5 cioè Chi muoregentile uccide la sua morte. Morir gentile dunque è il me-desimo che morir da forte: e ciò intese assai bene l’Ariosto in quella comparazione del bone con Rodomonte:

Qual nelle selve nomadi 0 massileCacciata va la generosa belva,

Che ancor fuggendo mostra il cor gentile,

E minacciosa e lenta si rinselva.

Non temerò di dire che qui l’Ariosto mostrò di saperela forza di questa voce meglio che il Redi, che l’adoperònel senso contrario di gagliardo, vale a dire di debole; ela Crusca, § II, ne fece subito esempio, sprezzato quello diLodovico 5 perchè a lei valgono più gli errori de’Toscani,che la sapienza degli altri Italiani . E s’ingannò ancora neldare all’arcaismo gente la spiegazione di grazioso, perchèmai gli antichi nostri non 1’ adoperarono in questo signi-