AL CAV. TAMUBONI
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maggiore il carico ne sarà , quanto più sarà stato il cu-mulo (lei chiccheri ciaccheri consumati nel contrastarlo.
E fra le tante lor pretensioni non è forse ancor quelladi possedere essi soli quel finissimo tatto , che il proprioe vero valore determina delle parole, e ne fa sentire edistinguere le minime diftei’enze? Il che, rispetto alle vociparticolari nate sull’Arno , e unicamente proprie del gen-tile loro dialetto, volentieri io concedo, per la giusta ra-gione che ognuno in sua bottega conosce l’adoperamentode’suoi ferri meglio che il forestiero. Ma che per appren-dere la proprietà delle voci comuni mi debba esser forzafrequentar le rive dell’Arno , questa non mi entra nelcapo per alcun verso. E in quanto errore ei trascorranosu questo punto, poiché il tocco di questo tasto mi mette dibuon umore, piacemi dimostrarlo a tutte mie spese e pericoli.
In un luogo della Proposta mi venne caso di dire J,rondi(Pinsalata invece di foglie. Ciò porse bella occcasione adun illustre letterato toscano, grande propugnatore delsingoiar privilegio dianzi toccato, di essermi grazioso d’unaurbanissima critica, colla quale cortesemente mi accex-ta,che se mi avvisassi di domandare all’ erbajuola di Mercatovecchio poche fronde invece di poche foglie d’insalata, nonisfuggirei la sorte di Teofrasto , che al suono della voce furiconosciuto bai’baro da una rivendugliola ateniese . Il pa-ragone, a dir vero, non coito su giusto piede, perchè altroè il peccare ( se peccato può dirsi ) nella pronunzia dellepax - ole, ed altro il peccare realmente nel proprio loro uso.Ma messo questo da parte, fatto è che quelle mie barbarefronde per l’autorità del censore hanno scandalezzata tuttaToscana , e pai-ecchi anche fuor di Toscana , i quali rico-noscendo giusta la critica, e statuendo che fronda per^ò-glia sia propria unicamente degli alberi, e non delle erbe,si ridono del fatto mio, e mi mandano ad imparare inMercato vecchio la proprietà del parlare alla scuola d’ unaeibajuola. Ma io non v’andrò solo per certo} e a difesa diquelle frondi } attribuite agli erbaggi delle seconde mense,