DIALOGHI
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C. T. Ha dato un orribole stramazzone, e senza avertempo di confessarsi è andato del corpo. Uh, uh, uh...!
D. Q. Buon prò gli faccia. Ma che ha egli a fare l’andardel corpo colla confessione? E tu, inatto, a che piangerecome un dannato per una picciola disgrazia tutta da ri-dere ?
C. T. Ecco che si guadagna a parlare allcgantcmente,a fiorire di noboli grazive e ben disponute pararle il rasona-mento, a porre in somma le rose del Vocabolario Vero-nese sotto il naso degli ignoranti. Ti fai un grande letroso,e non sai che Andare del corpo vale Morire?
D. Q. Andar del corpo, Morire!
C. T. Mae sì grazadeo. Inforca gli occhiali, ed osserva,lett. A, p. 1 5 1 , col. 1 . I? assempio, uve.ro l’isemplo, che visi arroga, è cavato dai Dialoghi di S. Gregorio. E il Fab-brico (che pura con ognia graza di lingua si dice Prubicoe Plubico) dee veragernente andar obbligato alla majoranadel laboroso e zelote Vocabolistario, che alla nostra zentilfavella ha saputo a proposito vendicare questa nobilissimalocuzione nescientrementc ubbrìata ( com’ egli stesso quere-lasi ) nella romana edizione del 1764. Dirai tu adessa:Buon prò gli faccia? Povero Trentaquattro-chiù-du’, andatodel colpo così miseramente, e sull’ alba della sua gloriaportato in iconomia.
D. Q. Portato in iconomia? Tu parli più scuro dell’Apo-calisse.
C. T. Più scuro della Focalissa, eli? Mi faresti scir dipasienza. Ma staendo (per sonartela senza articoli e pre-posizioni sul bello stile di Fra Guittone ) ingressamente af-flittalo , et afflitto pere ajfriggitiva afflizione me frigge etaffiggo, casone obito orlo nella masgione, vo’ compatirealla tua ignoranza, e illuminarla. Portare in iconomia si-gnifica Portare alla sepoltura. Metti qui gli occhi alla voceIconomia, cd impara.
D. Q. Hai rasonc, iasione, e più che rascionc.
C.T. Manco male. Ma non li rincresca di aggiungere a