DIALOGHI
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quelle tre grazie di lingua anche Rasgione, che è la quarta.E per F innanzi ricordati di non dir più : il lume, dellaragione, ma il lumcro della rasgione.
D.Q. Evviva adunque il lumero della rasgione! evvivalo sprendimento, la novanza, il riccore dello partacare scof-fetto giunto di fresco per le barche dell’Adige dalle costedi Barberia. Ma dinne un poco: e quando pensi tu di por-tare il difunto al sipolco , o per meglio dire all’ iconomici?
C. T. Vedcraggio: aerai, u poserai.
D. Q. E che funerali hai divisato di fargli?
C. T. Questo è il gran pungo , caro Dottore} chè lefunzioni della Clesia di questi tempi costano un oglio ; eio non mi trovo a lato che doze lire alla più. Se potessiriscuoterne dal librajo altre diceotto, di cui gli vo debitoreper certi libri vendutigli .. .
D. Q. Il debitore non riscuote, ma paga. Tu vuoi direcreditore.
C. T. E siamo sempre da capo. Ma Debitore, padroumio, non vai egli lo stesso che Creditore? Leggi e confon-diti, lett. D, p. 367, col. 1.
D. Q. Te la do vinta , e rallegromi del bell’ acquistoche ha fatto la nostra lingua. Debitore per Creditore ! Oliinestimabile gemma del nuovo Vocabolario!
C. T. Oli squisito giudizio del bell’ingegno che l’ha rac-colta!
D. Q. Oh vocabolo miracoloso che cangi le brutte par-tite del Dare in quelle dell’Avere !
C. T. Oli vocabolo delizioso che cangi tutti i miei debitiin altrettanti bei crediti !
D. Q. Tu rendi chiari tutti i contratti, e tronchi tuttele liti.
C. T. Tu rimetti la vita a tanti poveri disperati.
D. Q. Per te spariscono i fallimenti, e son nulle le ci-tazioni.
C.T. Per te non ho più paura del padron della casaper la pigione.