DIALOGHI
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C. T. Oh questa, Dottore , non te la credo !
D. Q. Credila a lui medesimo. Ecco il Dialogo, o piùveramente il Frasario del Cesari intitolato le Grazie j edecco, p. 43, il farfallone del Lombardi riconosciuto comelegittima locuzione del Villani} perciò come classica e sa-ci’osanta.
C. T. Danchi pettcri ani poscrilla dccimole scatuzzone!
D. Q. E che parlare diabolico si è cotesto?
C. T. Dimandalo al Vocabolario dell’Adige, che s’ingem-ma di queste e di molt’altre cosiffatte parole senza inten-derle nè pur esso. Io qui me ne valgo ad esprimere lamia maraviglia} chè quando la maraviglia passa misura,non si dee più saper che si dice. O nottua di Minerva!O frailczza della picchino ingegna dell’ om ! Un Cesari,1’ oracolo del bel parlare , un intelletto sì addentro agliarcani della favella raccogliere a grembo aperto un cosìsmisurato marrone (*). E donde mai una tanta vertigine digiudizio?
D. Q. Hai tu presente al pensiero la bella commediadell’Antiquario ?
C. T. Quello che comperava dal mercante armeno diBergamo luma lanterna trovata nella palameda de getto se-polcro Bartolomeo?
D. Q. Hai dunque chiara la cosa. Fa conto che quell’e-norme marrone sia per appunto il lume eterno trovato allepiramidi di Egitto nel sepolcro di Tolomeo . Il Lombardi,come Arlecchino coll’Antiquario, il presenta al Cesari pergemma trovata in Gio. Villani. E il Cesari, come 1’ anti-quario con Arlecchino , subito se la piglia, e colla punta delpollice e dell’ indice appena toccandola per riverenza, la
(*) Ciò che più aggrava il torto del Cesari, si è l’aver egli pure, comeil Lombardi, avuto sott’ occhio nella sua vera lezione il passo del Vil-lani , e l’averlo poscia del pari che il Lombardi dimenticato. Vedi laSopraggiunta, p. 1 65, col. 2 , e la nota del Cesari in ajuto alla lombar-diana sul lunedi d‘Alba . 11 lettore consideri bene tutte queste smemora-taggini, e nel suo segreto ne tiri le conseguenze.