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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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dialoghi 54 i

Mat. Un po’di memoria, signor Taddeo. Non se’tu quelloche a tutte l’orc mi gridi: Impugna le opinioni, ma rispet-tami le persone ?

Taci. E potresti tu essere si villano da calpestare questiprincipi? Vorresti tu ... .

Mat. Piano, piano a’ ma' passi, dicono i Fiorentini. Nonson io che metto in dubbio la massima, non son io. Sonquelli che pietosamente mi frustano perchè non seppi es-sere impertinente; quelli che invece di vedermi sfoderare

10 spadino in difesa del nome italiano , speravano eh’ io

dovessi dar balisarda tra capo e collo a madama; quelli,ili una parola, che anelavano di veder seguito l’esempio.

Taci. 1 brutti esempi, caro Matteo, lasciali andare; chè

11 privilegio di essere maldicenti costa troppo gran prezzo,nè parmi che la tua indole sia abbastanza trista per con-seguirlo. Pigliala pel suo verso , e non ti mettere affannodi queste malivolenze. Fa clic ognor si rimproveri la mo-derazione, l’urbanità, la dolcezza, non mai la violenza delletue critiche. Bel servigio per dio che avresti fatto allaciviltà italiana se per tua cagione si fosse detto, che mentrel’Areopago di Filadelfia dimandava l’effigie della baronessadi Staci per esporla alla pubblica ammirazione , i lette-rati italiani ( perchè esortavali a fare miglior uso delle lorfervide fantasie, e a non disprezzare la letteratura in-glese e tedesca) le innalzavano nella pubblica opinione ilpatibolo !

Mat. E che il giornalista Matteo avea l’onore di esserneil giustiziere. No, no: il posto è già preso, e non si vuoltórre il pane a nessuno.

Taci. Ma dinne un poco : che è cert’altro ripiglio cheti si fa per certe lodi esagerate a certo triumvirato ?...

Mat. Oh! nulla, nulla di acerbo: anzi una grazia, unaseconda carità del nostro dolce N. N. clic fraternamentemi ammonisce d’un peccatacelo. Che serve ? Ne ho i ros-sori sul viso ; e basta così.

Tad. Buon segno. 11 rossore, per sentenza del Cinico, è