( vrir )
CAPO II.
Di ciò, che accadde nel Vefuvio il dì 8. jtgcjìo .
I L giorno , che è detto, la mattina il Vefuvio nonfece veruno ftrepito ; folamente dì contìnuo versòeopiofo fumo.
A mezz’ora della vegnente notte dio Monte inco-minciò a debolmente gettare in aria poche pietre in-focate ; e poi a grado a grado andò crefcendo un talgetto per modo, che intorno ad un’ora,ed un quarto, epoco più della raedefima notte, divenne yiolentiflìmo , co-piofiffimo, e continuato (i), Le pietre fi elevavano ad un’altezza incredìbile ( 2 ); e dopo ricadevano a foggia di unagraffa grandine, defcrivendo parabole di diverfe ampiezze,ed altezze, in fui doffo dell’ardente Monte , nel fottopo-
fto luogo, dond’effo ergefi. a forma di cono,e fopra le
vici-
(1) In tutto il tempo,-xhlt;_ dettp, foventi vo lte lì vide faccela lique-fatta materia trafudare per piti parti della fua fuperficie in maniera , che ap-pena ufcita fuori,a poco a poco ingroflàvafi, e poi precipitava rotolando peldoffo. Un limile fenomeno pure fi offervò nella fera avanti ; e oltre a quellofi vide altresì per li fianchi de! Monte, principalmente dalla banda, ch’ìj fraTramontana, e Ponente, la detta materia sboccar con impeto in quella guiffa( per rapprefentar la coffa in piccolo ) che ffprizza minutamente il mercurio fquando da alcuna pelle è premuto.
(2) Nella Torre del Greco , ed in Portici fu oflervato , che delle det-te pietre alcune indugiavano a ricadere 18. e altre 20. vibrazioni di arteria,
e Monf. Denon Segretario d’ Imballata della Cotte di Francia preflo la
No-