{ XVI )
sì infellonito , con precipiterà fuga le ne fcapparon dìnuovo (i).
Il dì io. Agofto il Vefuvio flette tranquillo, e fuavvolto da denfe nubi: ma il giorno appreffo n. rico-minciò a fare grande ftrepito ; ali’ore 19 f diè fuoriuna grandifììma quantità di fumo, dì cenere, di rena,e di pietre . E romoreggiò in modo il detto giorno,che mai non fi erano uditi ne* giorni addietro così or-ribili romori ; e crollarono talmente gli edifizj , chequei pochi eh* erano rim a fi ne* convicini paefi , fe nefletterò grandemente coflernati fuori delle loro abita-zioni . I detti romori cominciarono la mattina , e fi
fentirono fino alla fera. Albore 2. della vegnente nottefece il Monte un grandiffimo feoppio, e calmoffi.
Intorno alle ore 23 t del mentovato giorno inco-minciò a piovere,e la pioggia divenne copiofa a meza’ora di notte, e feguirono lampi frequentifsìmi,e fpaven*tevoli tuoni . L* acqua dirotta, che cadeva, fi mefcolòcolla cenere, che ftrabocche vilmente verfava il Vefuvio,e quella con quella piovve in. moltifiimi luoghi , che
fon polli dalla banda di Settentrione. E quella cenere,
che
(1) Nella Torre del Greco, che fa pretto a ttooo. anime , appena ve
ne i'imafèro 300., e negli altri convicuri paefi fi contarono poehifiiroe per-
Ione. Quando fi vide il Monte menar maggiori fmanie , e pili terribili di
quelle del giorno avanti , la gente la maggior parte fuggì dal luogo dove
trovava!!. I padri , e le madri abbandonarono i loro figliuoli j i mariti le
mo-
1