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ti imo, cum Ajua c quam Inis ad radices Montis de-venit, per anfractus c occultos meatus partim add Flumina proxima ſine aliquo damnos nullo ſequuto diſpen-dio, tam aqua quàm ignis à ſuo furore ceſſavit. Quan-to qui ci aviſa queſto Scrittore non è certamente,che abbia il noſtro Etna vomitato dall' alte ſue fau-ci copia veruna d' acque; ma ſolo ci aſſicura, che1 fuochi pullulati fuori dal Cratere del Monte di-ſciolſero l' alte nevi, che tutto all' intorno lo in-ombravano, onde viddenſi ſcendere dapertutto il15 contorno ruinoſe le Piene: Et uudique iu circui-tu Montis antiquata Nix,& in gquantitate maxi main aquam con verſi e. Della qual coſa fu caggionebaſtevoliſſima I alta, ed immenſa vampa, che firialzo a tale eminenza dal Cratere, che valea di fa-nale nella buja notte anche à queſta Cittd; ſecon-do narra il lodato Selvaggio: Et ex ſplendore ipſiusIgnis quamdvis nox atra, ibant Gentes, ac ſi lumen inmani bus adſportaſſent. E di tal valore, ed eificacia-creder dobbiamo queſti fuochi ivi acceſi, che giun-ſero non ſolo ad infuocare tutto il cucuzzolo deliEtna, onde ne provenne il diſcioglimento delle ne-vi, che l' ingombravano; ma pure à conſumarlo, efarlo notabilmente sbaſſare; come ci aſſicura il Fi-loteo Scrittor pure di quel tempo, e di queſto Ia-0% cendio medeſimo(): At enimverò, dic egli, horren-n dis, miximiſque ingruentibus poſtea incendijs anno a-lutis noſtræ ADM. ad Martii decimum culenda-rum, faſtigium illud ad dus cireiter millia paſſuuidepreſſum corruit. E ciò pure affermaſi dal Fazzello(59(90). Ma l' inondazione di cui ho gid deſcritte leDec. I. Lib. Il. memorande veſtigia dobbiamo crederla, che ſia ſta-* ta caggionata da un profluvio immenſo d' acquegorgate dalla ſteſſa bocca di Mongibe lilo, che è ap-punto l' arduo, e ſtrano drodigio glammai per I ad-
dietro avvenuto nel noſtio Monte. 8