DISCORSO
SULLA
ZOA'A TtLCASICA-MlDlTEIUUJilA
Ignis ubique laici , naluram ampleclitur omnenijCuncta parti , renovat , dividit, urti , alti.
I segreti delle cose naturali, diceva Plinio, stanno nasco-ste nell’alta maestà di essa Natura ; ma pure esaminando ifenomeni si ottengono le prove, che nelle cose dubbie sonouna face accesa, non però d’allontanare all’intuito le le-a nebre dell’umana ignoranza, che faceva dire a Filone: No-
mo absolulus est in ulta scienlia. Diogene , che per i suoimordaci delti fu chiamato cane, ad uno Astrologo , che gl’iu-dicò le stelle erranti, disse: Ne mentieris nanistelicle nonerrant, sed vos Jslrologi. Conchiudea Cornelio Agrippa , (doVanitale scientiarum. ) u la nostra scienza non ò, se nony> una dotta ignoranza ; ed i principii dell’ umano sapere,)) sono sull’ignoranza delle cose fondati.
Gli antichi credevano ne’ Monti ignivomi la residenzadel Dio Vulcano, davano perciò alla terra il nome di Vul-cano , ed i rumori sotterranei, si attribuivano alla colleradel falso Nume. Siccome nella società ciecamente si crede,ciò, che comunemente si dice, surse il volgare detto:
Vulcani domus , et Vulcani nomine iellus.
Poscia la numerosa schiera de’ filosofi volendo darespiegazioni a’fenomeni spaventevoli, che s’impadronivanodi tutta l’attenzione , e massimamente del Terremoto in i-