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Discorso sulla zona vulcanica-mediterranea / per Girolamo Gigli
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cero processioni di penilenza.Di continuo uscivano dal Monte insieme con le ceneri saette , che pe nuvoloni, dice lo sto-rico, sopra noi scorrevano strepitando a guisa di folgori dehle tempeste autunnali. Il bitume che copriva le terre conte-neva pietre infocate, altre arrotondate per via, e quelle sotto-poste alla lava scoppiavano dopo due mesi. Lacqua, e la ce-nere velenosa non solo ammazzò i pesci nel mare, che puz-zolenti ài lido venivano; ma rese le viti sterili per due anni,bruciando lutto , frutti, piante , grani, biade , legumi, er-baggi ed agrumi; assicura il medesimo: che lacqua del maremancò 5 \olte ; sicché prima di hruciare il Vesuvio, in Na-poli si presero i pesci arrenali. Quest acqua rimase Sbian-cate Io terre come neve, e pesali mordaci guastò tutte le ac-que delle cisterne. In tutt i luoghi che giunse , come in Ca-pri, Castellammare , Gragnano e Lettere, produsse che allafiorila Primavera subentrasse lorrido Inverno .

Nel 1 luglio 1701, dietro orribili scosse, il Vesuvio e-ruttò globi di cenere, pietre e liquido bitume, coprendo conorrore le terre e minacciando Ottajano. 11 Cardinale Candelaiodalla Chiesa di S, Caterina a Formiello benedisse la monta-gna, ed allora cominciò il materiale a bollire nelle viscere delmonte simile al fremito del mare, che poi mancò con lin-cendio del quindicesimo giorno,

Nel 1704 leruzione fu notevole per le forti scosse;nella Torre caddero le tonache da muri : furono più violen-ti le scosse nel 18 gennaro 1705 , e 20 luglio 1706. I me-daglioni formati dalla lava prendono lorigine dalleruzionedel 1 704, falli per cura del Duca della Torre, come in pro-sieguo con lunghe tenaglie si opera dalle guide del M. Ve-suvio.

Leruzione del 1707 notevole per le forti scossure, mug-giti di mare ed immenso fuoco, con orrendi scosse intese finoa Bracciano , 100 miglia lungi il Monte. Napoli per Tini-mensa cenere trovossi in oscure tenebri, le saette uscivano