pranzo va a spasso, e se ha che dire con qualcuno nonha bisogno nè di armi, nòdi patrini; con due buonipugni l’affare è terminato. Che il tempo sia buono ocattivo, che si scopra un nuovo mondo o si perda lametà del vecchio , che Europa sia in guerra o in paceper lui è lo stesso. Per sollevarsi o ridere non è obbli-gato chiudersi in teatro: la commedia se la fa da per se,o tirando la parrucca ad un vecchio, o legando la codaad un cane, o tirando un torso ad un suo camerata ,nè questa è la centesima parie dei piaceri che provo-no i Lazzaroni ; così Pier Angelo Fiorentino .
E a sapersi in fine, che non si nasce Lazzaro , mavi si diventa , e colui che addicesi a una qualche ar-te o mestiero cede tosto tal nome , e chiunque vivebrutalmente, siccome di sopra ho detto, l’assume.Nonse ne trovano che in città: una volta moltissimi se nesommavano , audaci, bramosi, insaziabili di rapine epresti ai tumulti; di tutto questo non vi è rimasto chela povertà. Un di il viceré , ed in iscena ritorna Col-letta, chiamava i Lazari negli editti con l’onorato no-me di popolo : ascoltava i lamenti e le ragioni dai La-zari deputati, oratori alla reggia ; tollerava che ognianno nella piazza del Mercato scegliessero in di festivoil capo , ad alte grida popolari, senza riconoscere ivotanti o numerare i voti : con questo capo il viceréconferiva , ora fingendo di volersi accordare intornoa’tributi sulle grasce, ora impegnando i Lazari a so-stenere l’autorità dell’ impero; Tommaso Aniello eraUno di questi quando ribellò la città ( 1647 ).
3. CANTASTORIE.— 11 Molo, frequentato un di daiCantastorie,detti Rinaldo, presenta un prolungato dic-co in mare, il quale ripiegando in forma cubitale co-stituisce un porto artefatto, la città non avendone unonaturale ; porto , siccome la pratica dà a conoscere ,Pericoloso d’assai in tempo di burrasca, principal-mente quando soffia vento da sud-ovest, il quale sesoffia violento cagiona gravissimi disastri. Il Canta-storie in su quel dicco rammenta coloro , che le orec-