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Statistica della Svizzera / di Stefano Franscini
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pelò le costituzioni politiche dei Cantoni , tranne Libertà delquella sola di Ginevra , tacciono della libertà della la s,am l >astampa e non hanno neppure una frase a garanziadi oggetto importante. Siffatto silenzio che nonfa onore a 1 compilatori di quegli statuti, non tolseai cittadini svizzeri il loro diritto» Ne primi annisucceduti alla rivoluzione del 1814 non si fecegrand uso in Isvizzera della libertà della stampa.

Verso il 1820 e poscia, la cosa mutò faccia dalquanto.

Siccome poi lo svizzero è più ardito di favellare deglialtrui che de proprj suoi malanni; così parlossi moltodi affari esterni. Ora le più formidabili potenze con-tinentali, chera no lanima di quella lega che da se me-desima sintitolava santa, mossero acerbe lagnanze a piùgoverni cantonali ed alla stessa Dieta contro luso che inalcune parti della Svizzera si faceva della stampa. Intan-to lagnanze fatte da tali monarchie non potevano nonavere completo buon esito su repubblicani, non pochidei quali sono ancor essi timorosi della libertà perse-guitata da quelle. Adunque nel 1823 si convenne chei governi de Cantoni sottomettessero a censura lastampa, affinchè nulla si pubblicasse in Isvizzerache potesse dispiacere alle grandi potenze di fuori.

Ma perchè anche a certe piccine di dentro non ve-nisse turbato mai il pigro sonno, in più Cantoni furistretta anche la facoltà di scrivere delle cose in-terne. Bisogna confessare che in più parti dellaSvizzera non si vide punto stabilita la censura dicui favelliamo; ma è da sapere che in tutte o quasitutte esse, tornava inutile fatica il metterla , non viessendo chi si pigli briga di pubblicare colle stampealcuna sua opinione intorno ai pubblici affari edagli atti dei governi. Corre il quarto anno che siordina questo sacrifizio di uua preziosa porzione di